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Finley Fuoco e fiamme

Con Fuoco e fiamme, i Finley hanno mollato gli ormeggi, facendo rotta verso un suono rock a tutto tondo, aiutati per l’occasione dall’esperienza di Guido Style.

Finley fuoco e fiamme recensioneFinley
Fuoco e fiamme
Gruppo Randa

Come per molti loro colleghi, anche per i Finley è arrivato il momento di smarcarsi dalla rete di una major discografica per provare a camminare da soli con le proprie gambe. Etichetta personale – Gruppo Randa come il pezzo che apriva il disco precedente Fuori! – e la voglia di dimostrare che l’etichetta di boy band del pop-punk è ormai fuori luogo per un gruppo che è cresciuto a sufficienza per imporsi solo con la forza della musica. Completato il quartetto con l’ingresso di Ivan al basso, i Finley hanno mollato gli ormeggi, facendo rotta verso un suono rock a tutto tondo, aiutati per l’occasione dall’esperienza di Guido Style, autentica arma in più di Fuoco e fiamme. E se i rigurgiti punk pop affiorano qua e là – vedi Fantasmi, per esempio -, la sensazione è che le frecce all’arco dei Finley siano aumentate in quantità e qualità. Il folk di Il meglio arriverà, complice la partecipazione di un monumento nazionale come Edoardo Bennato, l’omaggio a Buscaglione di Bonnie & Clyde, l’elettronica della conclusiva Neve sono solo alcuni dei momenti migliori di un album che, siamo certi, spiazzerà anche i fan più dedicati. La parte del leone, però, la fa il classic rock, utilizzato dal quartetto come mezzo espressivo privilegiato in Fuoco e fiamme, Eva e nella ballad L’unica paura che non ho.

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