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Foo Fighters: Wasting Light

Wasting LightFoo Fighters

Wasting Light

RCA/Sony

La band di Dave Grohl ritorna con il nuovo capitolo della saga Foo Fighters, ma invece che sull’effetto sorpresa punta decisamente su un passato illustre che sembra non morire mai…

Forse potrebbe essere un po’ inclemente come giudizio, ma la sensazione che la montagna abbia partorito un topolino è quella più ricorrente dopo aver sentito Wasting Light, settimo album in studio per i Foo Fighters. Eppure motivi per ingolosirsi ce n’erano a sufficienza: a cominciare dalla presenza in cabina di regia del buon Butch Vig, legato a filo doppio a quel Nevermind che ha decretato il successo planetario dei Nirvana e il  personale come produttore più richiesto e cool del pianeta. Dopo aver ripreso i contatti con Vig nel recente Greatest Hits, per cui si occupò dei due inediti in scaletta, Grohl ha anche formalizzato ufficialmente il ritorno in formazione di Pat Smear (Germs, Nirvana e Foo Fighters), di nuovo all’opera in studio dopo The Colour And The Shape del 1997, il quale rafforza il sound chitarristico del quintetto e permette a Dave di concentrarsi maggiormente sul canto anche in sede live. A tutto ciò, aggiungete pure una lista di ospiti che include il vecchio amico Krist Novoselic, compagno di scorribande nirvaniane, al basso (e fisarmonica!) in I Should Have Known, una bella ballad posta verso al fine del disco, e un monumento dell’hardcore e indie rock americano come Bob Mould – capace di regalare fior di capolavori alla guida dei seminali Hüsker Dü -, in veste di chitarrista e cantante su Dear Rosemary, uno dei vertici di Wasting Light. E per i completisti, citiamo anche ai cori il vecchio Fee Waybill, frontman dei Tubes, band supercult degli anni 70, autrice del classico White Punks On Dope, davvero una sorpresa ritrovarlo in forma anche ai giorni nostri. Per celebrare degnamente tanta grazia, è stato chiamato anche Lemmy (Motörhead), nelle (quasi) inedite vesti di attore per il video del primo singolo White Limo, una bella bordata rock’n’roll che non toglie o aggiunge nulla ma serve per passare tre minuti a ricordarsi come, talvolta, i canonici quattro accordi abbiano ancora senso persino nel 2011. E proprio questa eterna immutabilità da garage band di superlusso – e non è un caso che Wasting Light sia stato registrato nello studio casalingo di Dave Grohl, situato proprio nel suo garage! – rappresenta la forza e la debolezza del disco, così classicamente Foo Fighters da essere persino preoccupante. L’attacco iniziale di Bridge Is Burning spiega bene quest’ultima affermazione, raccogliendo in un unico brano tutti gli stilemi del quintetto e lucidandoli per l’occasione. La corsa a perdifiato tra gli undici brani della tracklist tocca momenti di gran pregio come il prossimo singolo Rope, These Days e Back And Forth, ma pure degli attimi di stanca che zavorrano l’album verso una sufficienza che non lo rende uno dei capitoli irrinunciabili di una discografia comunque ricca e preziosa.

 

Questi i titoli dei brani contenuti in Wasting Light:

Bridge Burning

Rope

Dear Rosemary

White Limo

Arlandria

These Days

Back & Forth

A Matter Of Time

Miss The Misery

I Should Have Known

Walk

 

 

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