Con Revolution Radio i Green Day hanno raggiunto il traguardo più importante

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Ad un periodo di crisi nella vita di un artista seguono quasi sempre le stesse considerazioni e i Green Day non fanno eccezione. Il cliché vuole che il turbamento porti nuova ispirazione, e nonostante questo sia logico, spesso è anche un ottimo e semplicissimo strumento di promozione. Nel loro caso la crisi è arrivata da più fronti.

green-day-recensione-revolution-radioIl primo è costituito dai problemi con l’alcool del frontman Billie Joe Armstrong, che qualche anno fa hanno rovinato la lunga festa della trilogia di ¡Uno!, ¡Dos! e ¡Tré! e l’hanno portato al delicato momento della rehab. L’altro è un demone che risponde al nome di “cancro”, che ha colpito prima la moglie del bassista Mike Dirnt e poi il chitarrista turnista Jason White. Fortunatamente tutte queste tristi storie hanno avuto lieto fine e nel 2015 la band ha rivisto la luce in fondo al tunnel, tornando in studio e dando vita a Revolution Radio.

Siamo di fronte ad un “ritorno” nel senso più esteso che la parola possa avere in ambito musicale. Innanzitutto il disco è autoprodotto, cosa che non accadeva dal lontano 2000, quando pubblicarono Warning prima del salto a piedi uniti nel ruolo di main act globale con American Idiot.

Ma il ritorno più sentito è quello tematico, perché Revolution Radio è un album politico. Sì, siamo tornati a far denuncia sociale, a partire dalle sparatorie di massa che stanno fratturando gli Stati Uniti e che vengono ampiamente trattate nel dirompente singolo di lancio Bang Bang e nella più lenta Say Goodbye. In pratica Billie Joe decide di tornare ad essere il punk rocker che è sempre stato, meno concentrato su ambiziosi progetti e più focalizzato sul presente, sui problemi suoi e del suo Paese, nel contesto che anticipa le elezioni più complicate che la cultura a stelle e strisce abbia mai affrontato.

Musicalmente c’è anche un forte richiamo al primo punk dei Green Day – già tentato nella dispersiva trilogia – che si fa chiaro in Outlaws, presentato addirittura come il naturale seguito di Christie Road (grande brano di Kerplunk, album del 1992) e nella sfacciata Bouncing Off, (“Cause we’re all bloody freaks / And we’ll give you the creeps”).

Dal punto di vista del sound ritroviamo molti elementi del periodo pre-major, ma soprattutto c’è un lavoro alla sezione ritmica che dimostra come i Green Day ci tengano ad essere una grande band, prima ancora che un veicolo di messaggi e attitudini. In particolare, come già preannunciato dalle dichiarazioni alla vigilia dell’uscita dell’album, emerge il gran passo in avanti di Tre Cool, che appare più ispirato che mai, come fautore di pattern incalzanti. E tra tutti i momenti interessanti che la batteria del musicista statunitense ci regala, spicca imperiosa la prestazione nella bellissima opener Somewhere Now, con la intro che richiama la celebre More Than A Feeling dei Boston e si apre ad una forte eco degli Who.

Anche Mike Dirnt non si limita a prendere il suo storico posto nella formazione, ma si lancia in giri di basso inediti, figli di un nuovo approccio allo studio dello strumento, che hanno permesso una sua crescita personale che è andata di pari passo con quella della band.

Il vero protagonista di questo comeback a tutto tondo è però Billie Joe, che – per quanto cerchi di nascondersi dietro messaggi universali e denunce sociali – non può fare a meno di essere un autore autobiografico, di cedere a quell’intima spinta che porta ogni paroliere a tirar fuori se stesso. Per questo troviamo versi come How did life on the wild side get so dull (come ha fatto il lato selvaggio della vita a diventare così noioso), con un chiaro riferimento alle difficoltà incontrate nel cambiare vita dopo la riabilitazione. Ed è proprio dalla spinta arrivata da quell’esperienza che è nato uno dei brani più emotivi dell’intero lotto: Still Breathing.

Nonostante l’intenzione di prescindere da una prospettiva soggettiva, è come se – con il racconto di tante storie legate da uno stesso filo conduttore – per rappresentarlo visivamente ci fosse bisogno di ricorrere non solo all’iconica immagine del soldato che torna dal fronte, ma anche a quella del rocker che torna a respirare dopo aver affrontato il periodo più cupo della sua carriera. L’unico momento in cui il cantante neanche ci prova a nascondere il carattere autobiografico della sua opera è nella diretta Too Dumb To Die, che catapulta l’ascoltatore nel mondo di Billie ragazzino, quello sperduto con il quale il presente deve necessariamente confrontarsi.

In pratica ci sono tutti gli elementi per parlare di un nuovo ciclo, che i Green Day inaugurano con un album che riesce ad essere contemporaneamente personale e universale. Il tutto tornando a scrivere belle canzoni senza l’ansia della magnificenza, senza essere pretenziosi. Uno dei traguardi più importanti per una band di questo tempo.

Revolution Radio

Canzoni
Somewhere Now Durata: 04:08 Riproduci Acquista dall'album: Revolution Radio
Bang Bang Durata: 03:25 Riproduci Acquista dall'album: Revolution Radio
Revolution Radio Durata: 03: Riproduci Acquista dall'album: Revolution Radio
Say Goodbye Durata: 03:39 Riproduci Acquista dall'album: Revolution Radio
Outlaws Durata: 05:02 Riproduci Acquista dall'album: Revolution Radio
Bouncing Off the Wall Durata: 02:4 Riproduci Acquista dall'album: Revolution Radio
Still Breathing Durata: 03:44 Riproduci Acquista dall'album: Revolution Radio
Youngblood Durata: 02:32 Riproduci Acquista dall'album: Revolution Radio
Too Dumb to Die Durata: 03:23 Riproduci Acquista dall'album: Revolution Radio
Troubled Times Durata: 03:04 Riproduci Acquista dall'album: Revolution Radio
Forever Now Durata: 06:52 Riproduci Acquista dall'album: Revolution Radio
Ordinary World Durata: 03: Riproduci Acquista dall'album: Revolution Radio

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