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Iggy and the Stooges Ready To Die recensione

Iggy and the Stooges Ready To Die recensioneIggy and the Stooges
Ready To Die
(Fat Possum)

Dopo aver strenuamente (e in modo piuttosto rude) confermato che «una cazzo di band deve fare dei cazzo di dischi per salire sopra un cazzo di palco», Iggy Pop ha deciso di tornare in studio con i suoi Stooges per un album che regala dieci pezzi nuovi di zecca e riporta le lancette della macchina del tempo intorno al 1973, quando assieme all’amico e chitarrista James Williamson – qui di nuovo in tandem con lui – consegnò alla storia il capolavoro Raw Power.

Il poker di apertura, composto da Burn, Sex And Money, Job e Gun ha proprio il sapore di quell’incredibile disco, con dei riff di chitarra classicamente Stooges e una potenza di fuoco che è difficile immaginarsi da una band che, per quattro quinti, ha superato abbondantemente la sessantina (e il bassista aggiunto Mike Watt comunque veleggia sopra ai 50). Insomma, se Ready To Die è la dimostrazione di come l’età anagrafica nel rock conti fino a un certo punto, bisogna in ogni caso complimentarsi con Iggy e James per essere riusciti a evitare il buco d’ispirazione del suo predecessore The Weirdness (lì però il chitarrista era lo scomparso e leggendario Ron Asheton) e per averci regalato una manciata di brani che, se pur non aggiungono nulla al mito, almeno si fanno ascoltare con entusiasmo.

Detto del ritorno alle atmosfere di Raw Power, vale la pena segnalare come, in alcune ottime occasioni, il blues la faccia da padrone, fornendo anche una giustificazione alla scelta di accasarsi con l’indipendente Fat Possum, specializzata proprio in musica del Delta. Unfriendly World e The Departed ricordano gli Stones di Exile On Main Street e danno la possibilità a Iggy di sfoggiare anche il suo talento da crooner e una voce quasi baritonale, bilanciando con atmosfere calde e rilassate l’impeto furioso di un artista sempre “pronto a morire”. Che Dio ce lo preservi ancora a lungo, piuttosto…

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