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Ila Rosso – La bellapresenza

Ila Rosso
La bellapresenza
INRI

Si dice che il lavoro dei cantautori anni 70 oggi lo facciano i rapper. Che siano loro a raccontare l’Italia, le ambizioni, le frustrazioni, i sogni e le paure di un paese che ancora non sa cosa farà da grande. Vero fino a un certo punto. Il nostro rap ha un codice espressivo in cui si mischiano sarcasmo, rabbia e testosterone. È il linguaggio ribelle e un po’ sbruffone della periferia tamarra. Ma c’è un’altra faccia della stessa medaglia e sono i cantautori come il piemontese Ila Rosso. Disincanto piuttosto che rabbia, ironia piuttosto che sarcasmo e soprattutto swing invece che insulti. Perché siamo tutti incazzati e disillusi, ma non per forza tamarri. Nella proposta musicale di Ila, tanto per dare dei riferimenti, si sente l’eco delle lezioni di maestri come Gaber e De Andrè, ma anche Paolo Conte e De Gregori. La bellapresenza è un buonissimo esordio, con i toni bassi e il profilo alto. Per raccontare le contraddizioni dell’Italia e della sua gente non è obbligatorio vomitare slogan.

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