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Jack White Blunderbuss

Blunderbuss è il primo vero lavoro solista di Jack White senza la compagna Meg dietro le pelli. Per l’occasione, ed è un bene, il chitarrista ha scelto un suono decisamente più pieno, articolato e denso.

Jack White Blunderbuss recensioneJack White
Blunderbuss
XL Recordings

C’è sempre stato estremamente simpatico il caro Jack White. Persino in tempi di sovraesposizione mediatica come quelli del successo di Seven Nation Army (con il terrificante e italianissimo abbinamento calcistico) e dei successivi dischi della sua band principale, quei White Stripes che hanno avuto l’indubbio merito di aver riappacificato con la musica rock e blues moltissimi fan delusi dalle derive attuali. Niente di più semplice di chitarra e batteria, con qualche spruzzata di piano qua e là e la sua voce, ormai classicamente riconoscibile. Finita degnamente l’avventura, senza strascichi di nessun genere e senza pessimi album da conservare come scheletri nell’armadio per il futuro, Jack ha mantenuto una costante presenza nel music business grazie alle sue due altre formazioni e al suo lavoro come produttore.
Ora, finalmente, tocca a Blunderbuss, il primo vero lavoro solista di Mr. White senza la compagna Meg dietro le pelli. Per l’occasione, ed è un bene, il chitarrista ha scelto un suono decisamente più pieno, articolato e denso, tanto per rimarcare le differenze dal passato, pur mantenendo l’impianto tipicamente garage/rock/blues che l’ha reso celebre e imitato. Per questo motivo i 13 brani del disco suonano inediti e già sentiti al tempo stesso, una sensazione che rende piacevole l’ascolto. E se il primo singolo, Sixteen Saltines, scippa quasi un riff agli Who, la bella Love Interruption si rivela una ballad molto intensa, con piano e voce femminile. Il meglio? Arriva con Missing Pieces, il rockabilly di I’m Shakin’ e con la splendida Take Me With You When You Go.
Portaci con te, Jack!

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