Grande promessa e solidissima realtà: Jake Bugg non tradisce le aspettative

Jake-Bugg-Shangri-La-recensione

Jake Bugg
Shangri-La
(Virgin EMI/Universal)

Chi, come me, aveva avuto la fortuna di assistere allo showcase di Jake Bugg a Milano lo scorso anno si ricorderà bene il talento acerbo del cantautore di Nottingham. Nemmeno il tempo di domandarsi che fine avesse fatto, ed ecco questo Shangri-La, registrato in California nello studio di Rick Rubin – il titolo è un accorato omaggio -, il quale si è occupato della produzione, riconoscendo in Jake le stimmate del campione di razza. E così, abbandonato il lato più acustico e intimista, il giovanissimo chitarrista ha raccolto attorno a sé un quartetto (vale la pena segnalare la presenza del veterano Pete Thomas degli Attractions e di Matt Sweeney, ex chitarrista di Zwan e Cat Power) e ha regalato la giusta elettricità a una dozzina di brani, finendo per assomigliare a un ottimo incrocio tra Johnny Cash, Joe Strummer e… Jake Bugg.

I confini entro cui viaggiano le canzoni sono quelli di un classico rock’n’roll (con puntate rockabilly come nei due brani d’apertura There’s A beast And We All Feed It e Slumville Sunrise), che si apre al folk e ad atmosfere più meditate, senza perdere mai in intensità e pathos. E, a ben vedere, l’unico vero segreto di Shangri-La (quello che vorremmo scoprire in tutti i dischi…) è l’incredibile capacità di scrittura di Bugg, la misura con cui infila piccoli gioielli uno dietro l’altro. Forse è ancora presto per poter gridare al miracolo, ma è indubbio che per scrivere Messed Up Kids, A Song About Love, All Your Reasons, Kitchen Table, Storm Passes Away e tutte le altre canzoni di questo album ci vada una capacità fuori dal comune, la stessa che ci permette di accomunarlo ad alcuni giganti del passato senza troppo timore di esagerare coi complimenti. Per ora, e in attesi di sviluppi futuri, ci accontentiamo di Shangri-La. Ed è un gran bell’accontentarsi, datemi retta…

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