Notizie

Jovanotti – Ora

 

Jovanotti

Ora

(Universal)

All’inizio degli anni novanta, Jovanotti è uno dei personaggi emergenti del mondo dello spettacolo di casa nostra. Una delle poche novità che gli anni ottanta hanno lasciato in dote. Ma fare canzoni non è ancora la sua migliore espressione artistica. Eppure, è proprio in quel momento che parte la storia musicale di Lorenzo, quella che conduce dritta a Ora.

La svolta arriva nel 1991 con Una tribù che balla. è il primo passo verso una metamorfosi totale, nei testi, nella musica e ancora prima nel modo di concepire sè stesso: da personaggio Lorenzo si trasforma in artista. In quel momento comincia un lungo viaggio che nei successivi vent’anni lo porterà a spasso per l’universo musicale, saltellando da un genere all’altro – rap, funk, rock, elettronica. Per la prima volta Jovanotti ci mostra la sua migliore qualità: la capacità di reinvetarsi. Negli anni questa dote diventa la sua cifra stilistica, una formula alchemica composta dalla

somma di due elementi: discontinuità musicale e continuità di linguaggio – Lorenzo ha elaborato una capacità comunicativa che è sua e solo sua .

Dopo le 600.000 copie di Safari e il successo di Baciami ancora, cercare di ripetersi sarebbe stato (quasi) legittimo. La tentazione era forte – come lui stesso ha confidato – ma caderci avrebbe significato tradire un’identità artistica costruita nel tempo. Per questo Jovanotti ha ancora una volta sparigliato le carte, fissando un nuovo obiettivo: catturare il suono di oggi – contemporaneo, moderno, chiamatelo come volete. Quello che sta trasformando dj e produttori in star (David Guetta) e le star in dj (Black Eyed Peas). Piaccia o no, questo è il sound che funziona, una sorta di pass par tout universale per accedere alle orecchie (e alla testa) di milioni di persone. E così Jovanotti ha preso i suoi più stretti collaboratori – il produttore Michele Canova su tutti, ma anche Stefano Fontana – e si è calato in questa nuova realtà.

Ora è un disco nato dal suono più che dalle canzoni, un album di musica elettronica che si concede qualche escursione nella techno. C’è ancora spazio per qualche ballata (Le tasche piene di sassi), per esperimenti “world” (La bella vita, con Amadou&Mariam), e per un accenno di rock (Il più grande spettacolo dopo il Big Bang), ma il cuore pulsante dell’album sono le sonorità metropolitane, con le luci fluo nell’oscurità dei club e le persone che si muovono ammassate. Il primo singolo (Tutto l’amore che ho) e pezzi come Megamix, Amami, La porta è aperta, sono i migliori esempi del riuscito esperimento. Riuscito perché i pezzi funzionano e il suono è degno delle più raffinate produzioni electro. E poi, sotto a tutto, si percepiscono sentimento e grande passione. “Senza l’amore sarei un ciarlatano” canta Jovanotti, che è un generoso per natura e come sempre ha messo tutto sè stesso in questo nuovo progetto. Missione compiuta ancora una volta Lore’.

 

Commenti

Commenti

Condivisioni