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Kasabian – Velociraptor

Come spiega in maniera esauriente Tom Meighan, cantante del quartetto di Leicester, il titolo Velociraptor è stato scelto per sottolineare la qualità aggressiva di molti dei pezzi presenti su questo quarto lavoro in studio dei Kasabian, ma pure per rimarcare come i componenti siano affiatati come una vera e propria gang. Senza nulla togliere alla spiegazione di Tom, diretto interessato, bisogna però aggiungere come l’elemento di aggressione sia solamente uno dei molti presenti tra le tracce dell’album, abilmente smussato da fioriture psichedeliche che devono molto all’Inghilterra degli anni Sessanta – in Acid Turkish Bath e Goodbye Kiss, per esempio – oppure al canonico rock alla Faces e Mott The Hoople di Let’s Roll Just Like We Used To, Re-wired e Velociraptor. Altre facce del quartetto vengono messe in mostra quando i bpm si abbassano e i pezzi si trasformano in ballate agrodolci che rispondono ai nomi di Neon Noon e La Fée Verte, ottimi esempi di uno stile personale che non conosce (troppi) confini. Se l’intento, come spiegato dal chitarrista di origini italiane Sergio Pizzorno, era quello di creare un jukebox ricco di pezzi diversi fra di loro ma di qualità costante, l’esperimento è molto vicino al suo compimento. «Velociraptor è il nostro Revolver», hanno detto alla stampa inglese, riferendosi al disco della svolta dei Beatles. Aspettiamo Sgt. Peppers quanto prima…

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