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Kings Of Leon – Come Around Sundown

Kings Of Leon

Come Around Sundown

Sony Music

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Patrioti “più e meglio” di qualunque altro popolo sulla Terra, gli americani hanno un debole per gli artisti che riescono a incarnare l’identità nazionale in un determinato momento storico. Una predilezione che consente di mettere su uno stesso immaginario piano artisti come Elvis, Bob Dylan e Springsteen, giusto per citare i più famosi. Presley è stato il simbolo della speranza che ha caratterizzato il periodo post-bellico, così come Dylan ha incarnato la consapevolezza dei primi Sessanta e il Boss è stato il miglior interprete della disillusione che si è fatta strada in America nella seconda metà dei Settanta, quando si è capito che il sogno poteva diventare incubo. Gli ultimi di questa “specie” sono i Kings Of Leon.

Le canzoni dei fratelli Followill, loro stessi, sono il ritratto degli Stati Uniti oggi, una super potenza che si proietta nel futuro aggrappandosi alle certezze del passato, tra le poche che può permettersi. Come Around Sundown è un disco fortemente identitario: lo è per la band, che punta sulla formula vincente dell’ultimo Only By The Night, con grandi schitarrate e precise linee di basso ad incorniciare la sofferente voce di Anthony. Lo è anche per il pubblico a stelle e strisce, che riconosce le radici della musica popolare americana nel rythm’n’blues di Mary, nel folk rock di Back Down South (con tanto di banjo e violini) nei cori proto-gospel di Radioactive – il cui video è ancora più chiaro in questo senso.

E noi europei come accogliamo il quinto album dei Kings Of Leon? Benissimo, perché è un gran disco. Non si può ignorare quanto i ragazzi di Nashville sbeffeggino il fighettismo del momento, puntando ancora una volta su un rock senza fronzoli (da veri yankee), quanto siano migliorati musicalmente – complice la frenetica attività live degli ultimi – e quanto avvolgenti suonino le canzoni di Come Around Sundown. In fondo anche noi non disdegnamo un po’ di rassicurante tepore. “It’s in the water, It’s where you came from” canta Anthony Followill in Radioactive. È così semplice.

Daniele Salomone

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