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Vecchi Korn nuovi Korn: il nuovo disco funziona eccome

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Korn
The Paradigm Shift
(Prospect Park)

Undicesimo album per i Korn che con The Paradigm Shift si rimettono in carreggiata dopo un decennio non esaltante. Nel nuovo disco convivono perfettamente le due anime dei Nostri: quella più recente con melodie ricercate e accessibili con abbondante uso di elettronica e produzione potente ma innanzitutto nitidissima, e quella più vecchio stile. Non aspettatevi però che con “vecchio stile” ci si riferisca agli esordi. Il ritorno di Head in formazione avrebbe anche potuto far pensare a un ritorno alle sonorità dei primi album…

Invece niente di più sbagliato. Il periodo che riemerge sul cd è quello di Untouchables (2002), con elementi heavy, spruzzate di dark mood e qualche sporadico growl in cui un Jon Davis maturo e versatile si lancia raramente. La notizia positiva è che l’impastone funziona, anche se un primo ascolto potrebbe lasciarvi molto delusi specialmente se seguite il gruppo da quell’Are You Ready che lanciava il primo storico lavoro; l’impatto è sì notevole ma estremamente mainstream e friendly anche per l’ascoltatore che si è avvicinato a loro solo dopo le collaborazioni con Skrillex.

Aspettatevi quindi ritornelli ultra accessibili (Pray For Me fa quasi pensare agli Evanescence!) insieme a riff incisivi (What We Do oppure la bombastica Paranoid and Aroused o ancora It’s All Wrong), dubstep a scomparsa (Never Never), impreviste tribalità (Victimized) e ballad stralunate (Lullaby For A Sadist). Un riassunto molto efficace delle due anime che i Korn hanno lasciato maturare all’interno di un paio di decenni di carriera, un compromesso che verrà probabilmente mal digerito dai fan più oltranzisti e ancorati agli albori del nu-metal, ma che catturerà certamente tutti gli altri.

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