I Nobraino al primo disco con una major non perdono la loro forza

L’Ultimo Dei Nobraino recensione

Il nuovo disco dei Nobraino si intitola l’ultimo dei Nobraino ma non è veramente l’ultimo, ma più che altro la dimostrazione dell’importanza della gavetta.

L’Ultimo Dei Nobraino recensioneVolendo fare un esempio di ciò che può significare il termine gavetta – una parola quasi scomparsa dal vocabolario della musica italiana – si potrebbe citare i romagnoli Nobraino, i quali hanno passato moltissimi anni in giro per la penisola, da nord a sud, a suonare in qualunque situazione possibile e immaginabile. Fino a costruire – succede, se lo si merita – uno zoccolo duro di appassionati pronti a supportare in ogni maniera il gruppo guidato da Lorenzo Kruger, cantante e autore dei brani.

Fa piacere, quindi, che dopo tanta fatica e ottimi riconoscimenti (dal Premio Tenco alla presenza in kermesse come quella del Primo Maggio a Roma), una major come Warner s’interessi a loro e investa tempo e denaro per lanciare un prodotto differente dal solito, un indie rock mischiato con la scuola cantautorale italiana su cui svettano i testi spiazzanti di Kruger. E se l’attacco di Esca viva («Guardo due cani che s’inculano, penso che quello dietro specula») è un biglietto da visita piuttosto forte per chi si appresta all’ascolto, il resto di L’Ultimo Dei Nobraino – che non è veramente l’ultimo, ma vabbè l’avete capito, no? – non è certo da meno, soprattutto in pezzi come Jacques Pervert, Bella polkona, Via Zamboni e nella bella Endorfina. Michè – ovvio rimando alla ballata di De André – è un non-omaggio al più celebre dei menestrelli italiani, e il singolo Bigamionista, una paradossale storia d’amore e tradimenti, sono perfetti per la festa live della band romagnola, la miglior maniera per godersi la loro musica.

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