Teatrale, ambiziosa, provocatoria. Ma il talento di Lady Gaga non si discute.

Lady Gaga Artpop recensione

Lady Gaga
ARTPOP
(Interscope)

Al di là di elogi e critiche, oltre il gusto personale che può portare ad amarla o odiarla, c’è una verità inconfutabile: Lady Gaga sa come mettere tutti con le spalle al muro. Il lancio di un suo nuovo disco provoca sconquasso a priori, ma lei non si accontenta e opta per un titolo che definire ambizioso è riduttivo; ruba un concetto indissolubilmente legato al suo idolo Andy Warhol e lo ribalta, creando una parola che fino ad oggi mancava nello sconfinato dizionario di Google.

Con la Germanotta va così. Tutto le è concesso, e lei lo sa bene: è in gran parte attraverso la provocazione che ha costruito il suo personaggio. Benché i continui paragoni con Madonna comincino a stancare, sono tutt’altro che fuori luogo – almeno osservando la bravura nel catalizzare l’attenzione di media e fan. Inoltre, sarebbe inopportuno contestare il suo talento: Lady Gaga è capace di scrivere e di cantare, punto. E il perfetto equilibrio sonoro e stilistico di ARTPOP avvalorano la convinzione che la parabola della popstar sia ancora in fase ascendente.

Quasi superfluo indugiare sui brani che rientrano nella categoria EDM: meglio arrendersi subito di fronte alla potenza sonora di Zedd (che plasma le ottime Aura e G.U.Y.) e delle varie Venus e Swine. Destano maggior interesse il synth-pop meno veloce e rumoroso della title-track e di Do What U Want (insieme a R. Kelly), il vincente approccio taglia-e-cuci con inserti funky di Sexxx Dreams e l’avventura in terra hip-hop Jewels N’ Drugs. Ma è verso la fine che si rimane di sasso: Dope è una ballad talmente teatrale e intensa che viene voglia di maledire quei synth che invece di arricchire disturbano. Un arrangiamento piano, voce e archi avrebbe offerto la possibilità di gustarsi una sorprendente e quasi inedita Lady Gaga “stripped to the bone”. Aspettando una versione totalmente acustica, è giusto dedicarle quegli applausi che – parole sue – le servono per vivere: le promesse intrinsecamente legate alla scelta di un titolo come ARTPOP sono state mantenute.

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