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Il nuovo album di Levante è un inno senza tempo all’auto-assoluzione

Due anni fa Levante ci regalò un inconsapevole concept album dal titolo Abbi cura di te: tra le note e le parole, sembrava un grido unico, un invito ad amare se stessi sempre e comunque, noncuranti delle macerie di amori passati e di futuri incerti. Nonostante Claudia abbia detto di sapere che l’iper-produttività potrebbe essere quasi più nociva che un fattore di arricchimento, ha voluto allungare il passo – forse per un bisogno catartico – con una nuova storia, contenuta e impacchettata in Nel caos di stanze stupefancenti. Il nuovo album, appunto.

levante-album-caos-stanze-stupefacentiSe c’è un talento che appartiene a Levante più che ad ogni altro artista italiano contemporaneo, è quello di sapere raccontare una storia che attraversa il tempo e i progetti discografici senza stonature. Sul palco dell’Abbi cura di te Tour avevamo salutato una ragazza sicura, decisa eppure fragile, che sperimentava e giocava con l’elettronica quasi intimidita, con garbo. Oggi quella donna è cambiata, eppure è frutto dell’artista precedente, di quella che non si preoccupava che le lacrime macchiassero ed era pronta ad abbracciare la vita con una nuova linfa.

Due anni dopo è invece il caos, il dissonante disequilibrio di certezze cadute che si trasformano spesso in note arrabbiate e maledizioni. I primi brani cantano la disillusione dell’amore (Io ti maledico, l’intensissima IO ero io e Gesù Cristo sono io), eppure tra le pieghe dei testi non emerge mai la sconfitta, ma sempre la voglia di risalire, di tornare ad essere quella forte e precisa dell’album precedente. È una forza nuova e sbalorditiva, la capacità di mettere se stessi prima del resto: non è egocentrismo, ma voglia di riconoscersi nonostante le mille sfumature del caos, di ritrovarsi, come racconta in Sentivo le ali. Sarà per questo che, a differenza dei precedenti, questo disco appare meravigliosamente pop, con striature di elettronica, ma (soprattutto) con innesti rock, che rendono perfettamente tutta la rabbia che serve per riappropriarsi delle proprie “stanze”.

Tra riflessioni personali e voglia di riscatto, Levante trova il tempo di dire la sua anche su questioni di più ampio respiro, come l’indifferenza internettiana del singolo Non me ne frega niente e l’invito ad amare liberamente di Santa Rosalia. Insomma, ci sta silenziosamente comunicando che di alti e bassi si vive, che con essi si matura, si cambia, non necessariamente perdendo pezzi di sé. Nel caos di stanze stupefacenti – ascoltato dalla prima all’ultima traccia senza soste – è un racconto di ‘morte’ e rinascita, inizia in ginocchio e finisce sull’attenti – con il grano Di tua bontà, la descrizione di una ‘fame’ sorprendente, che arriva all’improvviso e inattesa quando ancora pensavamo di dover curare le ferite.

Chissà se Claudia sia consapevole di mettersi a nudo nelle sue tracce né più né meno di come si mostra sulla cover del nuovo album, un po’ provocante e un po’ bambina, mentre cerca le “mille” parti di sé allo specchio. Il vero segreto di questa ragazza, tuttavia, è saper fermare in un progetto una parte di vita, di esistenza comune a tutti noi: nel riflesso dello specchio, alla fine, presto o tardi ci finiamo tutti. E se abbiamo deciso di amarci per come siamo, di auto-assolverci dai nostri peccati, possiamo superare anche l’ennesima caduta. Con qualche livido, a ricordarci l’eterna lotta con noi stessi e che di amore si vive, ma non si muore mai.

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