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Levante, un buon esordio in costante equilibrio tra garbo e rabbia

Prima prova per Levante con il suo nuovo album Manuale Distruzione, un disco educato e gentile, in continuo conflitto tra melodia e testo. Leggi la recensione.

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Meglio chiarire subito un punto: nonostante la produzione indipendente, Manuale Distruzione non è un disco indie. Levante impugna penna e chitarra e propone un’altra tipologia di cantautorato. Già dal titolo, costruisce il suo album d’esordio sulle macerie contro le quali ci schiantiamo ogni giorno, quando sogni e reale non collimano. Ma cadere serve a crescere e questo è il tema di fondo che Claudia Lagona (vero nome di Levante) proietta nelle dodici tracce. Al disincanto dal sapore agrodolce di Sbadiglio, Memo e Alfonso, si sommano le immagini evocative di Le Margherite sono salve, Farfalle e Duri come me.

Manuale Distruzione è una trincea di emozioni in una costante guerra sotterranea tra melodia e testo. Levante rischia, e il risultato è una prima prova coraggiosa e originale, soprattutto se si pensa al panorama musicale femminile italiano. Le contaminazioni sono evidenti quanto i nomi di chi ha contribuito al disco: Alberto Bianco, Federico Puttilli e Alessio Sanfilippo dei Nadar Solo, Daniele Celona, Claudio De Marco e Gianluca “Cato” Senatore.

L’universo di Levante è fatto di tinte speranzose, giochi di parole come «un’esplosione al petto che non fa mai rumore» (in Cuori d’artificio) e una voce a metà tra il soffuso e l’arrabbiato, ma sempre con un garbo di fondo. Claudia, invece di cadere su quelle macerie quotidiane, ci si è appoggiata soavemente con i piedi. Come chi, nel raffronto tra sogni e realtà, abbia preso coscienza di se stessa e del valore della propria musica. Manuale Distruzione è un album educato, concetto quanto mai anormale nella società attuale. E Levante dà prova di stile incanalando messaggi, senza bisogno di grida disordinate.

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