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Linkin Park – A Thousand Suns

Linkin Park

A Thousand Suns

Warner Music

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Quando Mike Shinoda annunciò che il quarto disco dei Linkin Park sarebbe stato un concept, molti diedero poco peso alle sue parole. Per tutta risposta A Thousand Suns inizia non con una, ma con due intro. E l’aria che tira non è affatto leggera: l’apertura (The Requiem) gira attorno ad una voce lontana che recita un mea culpa apocalittico, decretando la nostra fine nel “fuoco di mille soli” a causa dei peccati commessi da noi, dai nostri antenati e dalla nostra prole. La tensione sale ancora quando The Radiance cita Robert Oppenheimer, il fisico statunitense che ha contribuito alla creazione della prima bomba atomica – fatto che lo indusse a rifiutare di collaborare alla creazione della bomba ad idrogeno. Il tema del fuoco caratterizza anche il primo vero pezzo dell’album (Burning In The Skies), dove Chester Bennington canta di innocenza bruciata nei cieli. Si respira inquietudine anche nella percussiva When They Come For Me, che fa leva su un rap arrabbiato alla Public Enemy (anche se una citazione molto più lampante arriverà più avanti con Wreteches And Kings). Il barlume di speranza che affiora con Robot Boy (“Il peso del mondo ti darà la forza per continuare”) è effimero, visto che il brano è seguito dai pensieri cupi del trittico formato da Jornada Del Muerto, Waiting For The End e Blackout. Da brividi il discorso di Martin Luther King su Wisdom Justice And Love che conduce a Iridescent: ecco un altro tentennio verso la speranza subito troncato – da Fallout, una sorta di reprise del requiem in apertura. Quando arriva il momento del singolo The Catalyst, si capisce immediatamente che siamo lontani dalle hit spaccachart a cui i Linkin Park ci hanno abituato. The Messenger chiude il disco con un ultimo sussulto e ti lascia lì a meditare, ancora un po’. È scritto anche nelle note di copertina: “Non volevamo fare un disco prevedibile, volevamo osare, a costo di perdere la coscienza ‘commerciale'”. Magari in futuro Shinoda e compagni faranno un passo indietro, ma intanto godiamoci lo splendido presente.

Marco Rigamonti

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