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Litfiba – Grande Nazione

A chi poco ha considerato Piero Pelù e Ghigo Renzulli durante il decennio in cui non si sono parlati, magari offeso del “tradimento” della separazione, Grande Nazione potrebbe sembrare nient’altro che un dietrofront, un tentativo di riappropriarsi dei bei tempi che furono. Della prima metà degli anni Novanta per la precisione, quando il gruppo principe della scena new wave de’ noantri si era trasformato in una rock band un po’ tamarra ma certo affascinante e unica in Italia. L’identità musicale dei Litfiba nell’anno 2012 è nipote di quel periodo, un incrocio tra il semi-metal di Terremoto (1993) e il rock’n’roll di Spirito (1994). Chitarroni distorti, bpm altissimi – a sentir loro è l’album più veloce di sempre – e niente fronzoli. Banditi i ricami: degli inserti elettronici di Mondi Sommersi non c’è traccia.

A chi invece ha seguito con apprensione prima il distacco e poi le rispettive storie parallele (i Litfiba di Renzulli con un sosia di Pelù alla voce e Pelù solista più intristito che loco), Grande Nazione potrebbe sembrare molto di più. Innanzitutto una risposta a chi sorrideva della reunion pensando a quanto male stessero andando le rispettive carriere. Erano sinceri Piero e Ghigo quando sostenevano di essere tornati per durare e non per batter cassa con un tour. Altrimenti perché rimettersi in gioco e rischiare le chiappe con un album di inediti, di questi tempi poi? Ai nostalgici piacerà riscoprire la rinnovata alchimia tra i due ex-ex-amici: il nuovo disco dei Litfiba è un risultato superiore alla somma delle singole parti, molto migliore cioè di quanto fatto dai due singolarmente.

A chi ha seguito tutta la vicenda nella posizione di osservatore neutrale, Grande Nazione sembrerà certamente una botta di musica “a randa”, una ventata di rock istintivo, quasi primordiale, che aiuta a distrarsi dalla deriva dance verso cui il pop tutto sta andando. Oltretutto con una oggi-quanto-mai-necessaria critica al Sistema, quello degli squali e dei “buoni solo in tempo di elezioni”. Il nuovo disco dei Litfiba è un campione di filosofia hard rock, picchia duro senza compromessi. Roba buona per i concerti.

Tuttavia l’osservatore neutrale non potrà fare a meno di notare come il risultato finale non concretizzi le intenzioni. La filosofia non basta: mettere insieme tutti gli elementi caratteristici del rock non serve a garantirsi un bel disco rock. Ci vogliono anche buone canzoni e una dose almeno discreta di ricchezza musicale. In questo senso Grande Nazione è deludente. Escludendo qualche passaggio ben riuscito (Elettrica su tutti), le tracce scorrono via senza sussulti, mancano i ritornelli killer e i riff chitarristici che s’appiccicano alla testa di cui la discografia dei Litfiba è piena. Le ballate sono solo abbozzate, sacrificate in nome di una virilità che alla lunga risulta monotona. Oltretutto la voce di Pelù fatica a trovare quelle sfumature che sono (state) il suo marchio di fabbrica, come la chitarra di Ghigo a cambiare timbro e intensità – banditi i suoni acustici, che pure non sono certo una bestemmia nel rock (Led Zeppelin docet). Forse un produttore esterno avrebbe giovato, ma è solo un’ipotesi.

I nostri giudizi, non solo musicali, dipendono spesso dalle aspettative. Sono sincero: Grande Nazione mi ha deluso perché mi aspettavo molto di più. Di buono c’è che mi ha fatto venire voglia di riascoltare album come Spirito e Terremoto.

Clicca qui per guardare la nostra intervista ai Litfiba.

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