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Madonna – MDNA

Madonna 
MDNA
(Live Nation/Interscope)

Chissà cosa significa il titolo del nuovo disco di Veronica Ciccone. Forse quello che leggiamo non è nient’alto che il suo nome scritto come si pronuncia in slang americano. Si vocifera che gliel’abbia suggerito M.I.A., una che di abbreviazioni se ne intende. Martin Solveig, dj francese coinvolto nella produzione dell’album, ha puntualizzato che MDNA starebbe per “il DNA di Madonna”. Aggiungiamo anche che questo è il primo lavoro che spezza lo storico legame con la Warner, l’etichetta che l’ha accompagnata in 30 anni di gloriosa carriera: giustificabile quindi l’intenzione di mettere il proprio nome in copertina, come fosse una nuova partenza.

Non che ci sia bisogno di ricordare al mondo chi è Madonna: “Esiste solo una regina, stronzette”, sottolinea la nuova leva del pop Nicki Minaj al termine dell’esplicita I Don’t Give A. Sulla bontà delle parole di Nicki non c’è dubbio: artista poliedrica e multiforme, capace di sopravvivere ai cambi generazionali con determinazione e mestiere, unica donna vivente a non avere mai abbandonato le chart da quando fa musica, Madonna non si discute. E questo suo dodicesimo album non fa che sancire la supremazia, anche nel contesto ipercompetitivo che caratterizza l’era attuale del sistema Musica, dove i monopoli sono molto più difficili da instaurare rispetto al passato.

Va detto che, volenti o nolenti, MDNA è un disco che ci tocca in maniera particolare e con il “ci” mi riferisco a “noi italiani”: I’m Addicted e Girls Gone Wild (che apre le danze ed è il secondo singolo) sono state prodotti dai cugini Benassi – e vai con un po’ di orgoglio nazionale. Il bello è che Benny e Alle non scendono a compromessi e propongono il loro sound come lo conosciamo: elettronica dura con spunti trance e ritornelli talmente pieni da mandare in botta il frequenzimetro. Il già citato Solveig si occupa di tre pezzi, che a conti fatti risultano i più fruibili: oltre a Give Me All Your Luvin’ (successo annunciato), mette le mani sulla solare Turn Up The Radio e su I Don’t Give A. A confezionare tutte le altre tracce ci pensa il fido William Orbit, regalando momenti di trasgressione (l’ottima Gang Bang), resuscitando l’anima anni 80 di Madonna in un’ottica moderna (Some Girls) e facendo respirare un album pesantemente segnato dai suoni e dalle ritmiche dei club, sul finale, con due confetti pop come Masterpiece e Falling Free.

La messa è finita, possiamo andare in pace. Ma io proprio non ci riesco. E’ vero che MDNA suona tutto pulito e perfetto, che ci sono pezzi forti per le radio come brani un poco più azzardati per chi ama il lato sperimentale di Madonna. Però questo lavoro tecnicamente inappuntabile mi lascia un retrogusto amaro alla fine dell’ascolto: ho la sensazione che il lato più programmatico e pragmatico di Lady Ciccone abbia preso totalmente il sopravvento sull’emozione. Datemi la profondità di Like A Prayer o di Live To Tell. Datemi la dolcezza di Cherish o la spensieratezza di La Isla Bonita. Sono disposto ad accontentarmi di una Frozen. In tutti i casi, se fosse possibile, vorrei provare qualche brivido.

Madonna – Mdna = Aon. L’Activity On Nodes (la cui sigla è AON) è un metodo economico per diagrammare la pianificazione delle attività di un progetto. Coincidenze?

 

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