Onstage

Maria Antonietta, il sapore schietto e amaro delle aspettative disilluse

È uscito per Tempesta Dischi Sassi, secondo album della cantautrice pesarese Letizia Cesarini, in arte Maria Antonietta. 

Maria Antonietta sassiDimenticarsi di Saliva e dell’ammiccante Quanto eri bello sembra un atto dovuto. Maria Antonietta è cresciuta e, seppur non lasci radicalmente il cammino vecchio per quello nuovo, questo secondo album è tutt’altra storia. Sassi risulta puro, pura è la semplicità di parole che si rincorrono quando si parla ad un interlocutore reale o fittizio, al singolare o al plurale. «Siamo donne, oltre le gambe c’è di più» cantava Sabrina Salerno e contro la sufficienza musicale – un po’ snob – tutta maschile, Maria Antonietta produce un disco schietto, anche se non soddisfa pienamente le numerose aspettative che permeavano la cantautrice pesarese. Sassi è un insieme di vite e di immagini tra arguzie e oblique passioni. Tra le chitarre distorte degne della generazione twee pop e le ballad dal sapore mainstream, risalta la particolare voce della cantautrice pesarese.

Una vocalità al limite dell’etilica ragione su Galassie, un timbro che ormai è diventato marchio di fabbrica per Maria Antonietta che graffia o accarezza. Una scrittura vivida con accenti sulle accezioni del day life anche poco garbate (Tra me e tutte le cose). Sassi parla di relazioni, di rivalsa, di amore o perdita dello stesso, tematiche a cui la marchigiana ci ha abituati. Se proprio vogliamo muovere una critica, si tratta dell’appiattimento del concept. Il disco malgrado questo risulta essere una prova di coraggio, denotando tutti i limiti e le libertà di Maria Antonietta. La scollatura tra testo e musica è ben visibile in Giardino Comunale o Decido per Sempre, dove per tutta la durata del pezzo non si capisce se ci si trovi di fronte ad una scelta ponderata o ad un difetto di forma. Ossa e il suo garage spontaneo fortunatamente portano quel barlume in più che permette un ascolto più attento.

Il sapore che rimane in bocca al termine dei tre minuti e quattordici secondi di Molto Presto, ultima traccia del disco, è simile a l’amaro che ti rimane sulle papille gustative quando vedi una torta bellissima che desideri con gli occhi. Quando l’assapori, il gusto che ti rimane tra la saliva non corrisponde alle aspettative che ti eri pregustata.

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