Niente “ma”, il nuovo dei Marlene Kuntz è un gran bel disco

Marlene Kuntz Nella Tua Luce recensione

Marlene Kuntz
Nella Tua Luce
(Sony Music)

Sempre arrabbiati i Marlene. I loro esordi erano pura furia e, anche quando la musica ha virato verso una dimensione più intima e quasi cantautoriale, è sempre stato possibile rintracciare sullo sfondo un’aura di risentimento. Sarà perché le critiche non gli sono mai mancate. L’eterna lotta del musicista contro il “si, ma i primi dischi…”.

E allora diciamolo forte e chiaro: Nella tua luce è un gran bel disco. Questo nono album del trio cuneese si destreggia tra le varie anime della band, offrendone gli aspetti migliori. C’è il lirismo di Osja, amore mio e di Adele, ci sono le esplosioni di Catastrofe e Solstizio, c’è la caustica (come dice Godano) rabbia di Giacomo eremita, animata da un riff quasi hard rock, e del primo singolo Il genio (l’importanza di essere Oscar Wilde), in odor di Primal Scream. E se in Seduzione e Su quelle sponde l’impeto chitarristico è indirizzato in una direzione ben precisa, in Senza rete è libero da briglie e accontenta anche gli intransigenti del “si, ma Catartica…”.

«Scegliere frasi per delimitare / un campo d’azione per chi sa viaggiare» canta Godano in Seduzione, e sta di fatto descrivendo la cura che adopera, come sempre, nello scrivere i testi, delineando personaggi e storie in poche strofe. L’esibizionista e vanitoso Giacomo («peggio di Vincenzo», con citazione di Alberto Fortis), la devota Nadja, che impara a memoria le poesie del marito per salvarne la memoria, le figure femminili adornate di santità della titletrack e de La tua giornata magnifica o quella tormentata di Adele. La vicenda della senzatetto Joele dà al protagonista di Catastrofe l’occasione di riflettere su se stesso e sulla sua solidarietà che nausea «perché è inutile». L’interiorità è invece mostrata in Su quelle sponde, che ha per tema gli effetti indagatori della scrittura, o è contrapposta all’ambiente circostante in Solstizio.

I Marlene Kuntz prendono le distanze dalle accuse contro cui si scagliavano nel precedente Ricoveri virtuali e sexy solitudini e confezionano un ottimo disco chitarristico e distorto come in Italia non ne vedevamo da un po’. Con buona pace di quelli che “si, ma…”. No, niente “ma”.

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