Che sia Max o Maximilian, Gazzè è sempre una (bella) sorpresa

max gazzè maximilian

Era stato l’ultimo ad aver affrontato un progetto solista ed è il primo ad avviarne uno nuovo. Max Gazzè torna alla propria musica dopo la splendida e prolifica collaborazione con gli amici Niccolò Fabi e Daniele Silvestri. Reduce da due anni di attività frenetica, è questa la cifra umana del bassista cantautore romano, che arriva al suo decimo album solista in venti anni di carriera (il primo Contro un’onda del mare è del 1996). Ma proprio questa sua esuberanza e, quasi, incontinenza artistica – nell’album ha inserito dieci canzoni, ma ne aveva scritte molte di più – è la grande cifra stilistica di Gazzè, che in Maximilian riprende il discorso da dove l’aveva lasciato con Sotto casa. Basti pensare a La vita com’è, il primo singolo estratto dal nuovo album, che riprende le atmosfere del successo-tormentone presentato a Sanremo quasi tre anni fa e le proietta in un nuovo progetto discografico quanto mai eterogeneo, ma allo stesso tempo molto coerente.

max gazzè maximilian coverMaximilian – personaggio – è l’alter ego di Max. Un io proiettato in un’altra dimensione, vestito in abiti elisabettiani, ma in un’ambientazione postmoderna. Un po’ come Gazzè, sempre a metà tra atmosfere cantautorali ed elettroniche. E in questo senso Maximilian – album – è eterogeneo nell’includere al suo interno diverse sonorità, ambientazioni, scelte, ma perfettamente coerente rispetto al percorso artistico del suo (vero) autore. Maximilian propende per i sintetizzatori e l’elettronica (suonata), ma allo stesso tempo lascia libero Max di divertirsi e spaziare. La bellezza di questo album è tutta nella scelta di farlo uscire proprio subito dopo la “fine” del progetto Fabi Silvestri Gazzè. L’irrefrenabile voglia di tornare a fare musica è sintomo della volontà di non sfruttare necessariamente l’onda lunga di quel successo. O meglio, in senso strettamente discografico, con una certa malizia, si potrebbe anche pensare sia così. Ma la realtà è che un autore con l’esperienza e l’intelligenza del cantautore romano sa bene che il suo tipo di pubblico non apprezzerebbe una scelta di questo tipo. E, a prescindere dalle scelte, lui per primo avrebbe evitato un passo “commerciale”.

Il risultato è un album in un certo senso grezzo, non privo di brani coinvolgenti e trascinanti, ma che segna la volontà di esplorare nuovi orizzonti. Un artista come Gazzè, che si è distinto sin dall’inizio della sua carriera per un cantautorato fatto (anche) di arrangiamenti poco in linea con il panorama italiano – l’utilizzo dei sintetizzatori su tutto, che però  ha un illustre predecessore e maestro in Franco Battiato –, avrebbe potuto sedersi sugli allori di un presente che prevede ormai solo produzioni con un massiccio utilizzo di elettronica. La scelta invece è stata quella di sperimentare. Non mancano naturalmente gli episodi più in linea con il passato, come la già citata La vita com’è o Teresa, ma in Maximilian si può trovare veramente di tutto. Con la certezza di trovarsi di fronte a un disco vero, suonato e non costruito al computer, e soprattutto scritto con la volontà di lasciarsi andare. Una dote sempre più rara di questi tempi.

(Foto di Barbara Oizmud)

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