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Mika The Origin Of Love

Recensione Mika The Origin Of Love nuovo albumMika
The Origin Of Love
(Universal)

Sono passati oltre cinque anni da Life In Cartoon Motion e da quella Grace Kelly che divenne uno dei fenomeni radiofonici del 2007. Oggi Mika ha quasi trent’anni e lo stesso amore per il pop, che cerca di trasmettere al pubblico con l’irrefrenabile entusiasmo che lo contraddistingue. The Origin of Love, terzo disco in carriera, è un’altra prova di questa sua propensione. Pur raccogliendo l’eredità dei lavori precedenti, e mantenendo quel suono catchy che bene ha portato a The Boy Who Knew Too Much (uscito nel 2009), qui l’artista di origine libanese prova a sperimentare. Si lancia in escursioni nel mondo della dance elettronica, grazie all’aiuto, tra gli altri, dall’italiano Benny Benassi – uno dei più quotati produttori e dj del momento. Una scelta che non sembra però essere molto fortunata, visto che le canzoni più convincenti dell’album sono quelle caratterizzate da un sound più classico e raffinato. Le prime quattro tracce del disco sono emblematiche in questo senso: la title track e Lola sono orecchiabili e coinvolgenti, mentre la doppietta Sturdust e Make You Happy oltre alle accelerazioni dance e agli effetti elettronici della voce non lascia quasi niente. Molto convincenti sono le canzoni che vedono Mika al pianoforte, come la bella ballata Underwater, o alle prese con il brit pop acustico (in Kids, Step With Me…). Accattivante il groove di Celebrate, con richiami agli anni Ottanta, e il ritornello irriverente di Love You When I’m Drunk. The Origin of Love conferma che la voce e il talento di Mika si esaltano quando tutto resta confinato nella canzone. Troppe volte, però, le sue qualità vengono messe in secondo piano nel tentativo di rincorrere la corrente dance a cui tutti, ultimamente, sembrano impazienti di omologarsi.

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