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Ministri Per un passato migliore recensione

ministri per un passato migliore recensioneMinistri
Per un passato migliore
(Godzillamarket/Warner)

L’avevano spiegato bene durante la nostra intervista (pubblicata su Onstage di marzo, che potete sfogliare qui) e, ascoltando il disco, è facile capirne il significato: lo sguardo al possibile passato migliore, per i milanesi Ministri, passa anche da un ritorno alla semplicità e a un suono compatto e potente da power trio anni Novanta. Le influenze, dichiarate dalla stessa band, sono quelle di Dinosaur Jr., Rage Agains The Machine, Foo Fighters, Nirvana e Oasis, tutti gruppi che hanno sempre messo in primo piano la struttura canzone e il talento compositivo piuttosto che tecnica strumentale o arrangiamenti sontuosi.

E allora la scelta di chiamare un produttore come Tommaso Colliva (Muse, Calibro 35, Afterhours e e moltissimo altro…) si è rivelata perfetta anche perché la sua principale abilità, quella di tecnico del suono prodigioso, è la vera arma vincente dell’album. Per un passato migliore, difatti, suona esattamente come dovrebbe suonare un disco rock senza fronzoli, con le chitarre in primo piano e una sezione ritmica granitica che sorregge tutto. Semplice? In teoria sì, ma in pratica serve una grandissima fiducia in se stessi e una manciata di canzoni che sia davvero convincente. Detto, fatto.

Tredici pezzi in totale, un atteggiamento ottimista nonostante un quotidiano pesante: il paese che va a rotoli, la sfiducia negli occhi di chi ti circonda, la sensazione che sia proprio il passato a serbare i sogni migliori e che dal futuro ci sia ben poco da attendersi. Quel poco, però, viene ottimizzato con cura in pezzi di bravura come La pista anarchica – originariamente il titolo del disco – constatazione amara ma fiera sull’impossibilità di vivere in un mondo allineato e preconfezionato, o Comunque “il tuo voto non vale niente, tanto vale provarci comunque”, bellissimo singolo che entra di diritto tra i migliori pezzi dei Ministri. Le nostre condizioni e Mille settimane sono due mazzate rock come in Italia è difficile sentire, Stare dove sono è un bel tributo agli amati Foo Fighters (ma con echi di Bob Mould qua e là), I tuoi weekend mi distruggono e Una palude sono tra i pochi momenti di pausa in questo torrente in piena. E, infine, c’è La nostra buona stella, un singolo pazzesco se mai qualcuno si prendesse la briga di lanciarlo come si deve. Per me, numeri uno…

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