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Norah Jones Little Broken Hearts

Le visioni sonore – molto cinematografiche – di Deadmau5 si fondono perfettamente con l’eleganza di Norah Jones. Intenso, meravigliosamente quieto: Little Broken Hearts è uno di quegli album che mi riappacificano con il tempo che sto vivendo.

Norah Jones

Little Broken Hearts

(Blue Note/EMI)

Norah Jones conosce Deadmau5 (aka Brian Burton) nel 2008, quando il produttore canadese la invita a mettere la sua voce dentro Rome – tributo ai classici del cinema italiano. Si piacciono e decidono di lavorare insieme ancora. L’appuntamento è a Los Angeles, nel 2011, dentro un loft trasformato in studio. Due mesi (scarsi) dopo, Little Broken Hearts è pronto. Norah si presenta a mani vuote: non ha canzoni né testi, giusto qualche idea. Poco male, pensano entrambi, l’album verrà fuori di getto, istintivo. Così accade, complice la sintonia tra i due, che diventano intimi – non in quel senso – raccontandosi i fatti propri e parlando d’amore. La Jones ha appena chiuso una storia e il terreno dei sentimenti si rivela fertile per le canzoni: dal suo “cuore spezzato” nascono gli spunti che in 6 settimane danno vita alle dodici tracce del disco. Le visioni sonore – molto cinematografiche – di Deadmau5 si fondono perfettamente con l’eleganza di Norah Jones. Intenso, meravigliosamente quieto: Little Broken Hearts è uno di quegli album che mi riappacificano con il tempo che sto vivendo.

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