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Outcube – Anima Liquida

Fare rock (o giù di lì) e poi cantarci su in italiano può essere un’arma a doppio taglio. Ti accattivi facilmente la simpatia di chi, ahimè, non capisce un’acca di inglese ma non vuole rinunciare a testi comprensibili infarciti di schitarrate. Altrettanto facilmente però fai storcere il naso agli esterofili per cui la lingua di Shakespeare, nella musica, è sacra.

Fare rock (o giù di lì) e poi cantarci su in italiano può essere un’arma a doppio taglio. Ti accattivi facilmente la simpatia di chi, ahimè, non capisce un’acca di inglese ma non vuole rinunciare a testi comprensibili infarciti di schitarrate. Altrettanto facilmente però fai storcere il naso agli esterofili per cui la lingua di Shakespeare, nella musica, è sacra.

Dalla piccola premessa avrete intuito per quale soluzione stilistica hanno optato i sardi Outcube nel loro secondo disco Anima Liquida. La formazione si colloca in quel filone alternative rock a stelle e strisce che però in sostanza è “made in italy”: le morbide chitarre, più acustiche che elettriche a dire il vero, vengono affiancate dalle parole della nostra bella ma artificiosa lingua.

Il lavoro è piuttosto variegato, con un paio di incursioni in territorio melodic hardcore dai risultati discutibili e altrettanti brevi pezzi strumentali, sei corde acustica in braccio, quasi dei piccoli momenti di transizione dall’effetto lenitivo e più in linea con il mood dell’album, senza farsi mancare anche qualche tenue accenno di sperimentazione. La maggior parte dei rimanenti posti in tracklist è occupata da brani dal tiro melodico-intimistico, che meglio di tutti gli altri definiscono l’identità della band e rappresentano la parte più gradevole dell’ascolto. Il contrario di gradevole (parere personale) è invece la parte vocale, troppo forzata e innaturale, o almeno tale sembra.

Non male, ma siamo lontani anni luce dal gridare al miracolo.

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