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Paul Simon – So Beautiful Or So What

PAUL SIMON

So Beautiful Or So What

(Concord / Universal)

 

Il tempo passa per tutti, scontato dirlo. Per Paul Simon vale il contrario, o meglio sembra che per il piccolo, grande cantautore di New York il concetto del tempo che corre pare non sfiorarlo. Con So Beautiful Or So What – l’atteso, nuovo album pubblicato il 12 aprile dalla Universal e concepito all’interno del cottage di Simon nel Connecticut – Paul riabbraccia quel saporito songwriting che l’ha reso grande. Concetti profondi sono alla radice delle 10 tracce del disco: riflessioni sul valore della vita, sull’attesa della morte, sulla fede, sull’amore per una donna o su quello per i figli, s’intrecciano come luci e ombre, a melodie e armonie deliziose, confermando per l’ennesima volta la grandezza di questo musicista. So Beautiful Or So What ha il sapore di quei primi lavori di Paul ai tempi del sodalizio con Garfunkel, ma arricchiti dall’esperienza di chi – nella metà degli Anni Ottanta – ha dato vita al primo, inimitabile esempio di world music con l’album Graceland. Di quell’esperienza Simon s’è portato dietro sonorità – nonostante in questo disco siano più discrete e meno ritmiche – ed entusiasmi, ma soprattutto alcuni dei musicisti che presero parte alla realizzazione di Graceland, come il chitarrista camerunense Vincent Nguini. Canzone d’autore, gospel, etnica e blues come sempre si mescolano senza stonature; l’inconfondibile suono della sua chitarra, e quella sua voce vellutata – a volte nervosa e dissacrante –  accompagnano archi, fiati e parole con una leggerezza disarmante. Come nel singolo Afterlife, fotografia di un assurdo viaggio nell’aldilà, alla fine del quale gli occhi di Simon riescono a finalmente a osservare l’enormità dello spazio.

 

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