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Pixies, Indie Cindy lascia l’amaro in bocca

Esce il 29 aprile 2014 Indie Cindy, il disco del ritorno dei Pixies. La lunga attesa sarà stata ripagata? Ecco la recensione.

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Di un loro reale ritorno discografico si parlava ormai da anni, fin da quando Black Francis e compagni avevano ricominciato a girare il mondo con il nome Pixies, stuzzicando l’appetito dei fans. Prima era arrivato un pezzo solitario, poi tre EP digitali e, ora, finalmente, siamo alla prova del nove, quella dell’album di inediti, il primo senza la presenza fondamentale della bassista Kim Deal, sostituita ora da Paz Lenchantin, altra vecchia conoscenza della scena alternativa americana (A Perfect Circle, Zwan).

Probabile che, ancora prima di leggere queste parole, vi siate fatti un’idea da soli di cosa possa regalare Indie Cindy, così come è possibile che, dopo qualche ascolto attento, siate rimasti delusi da un disco che fallisce il suo scopo. Se l’album è il tentativo di legittimare una reunion che, ormai, ha davvero detto tutto il possibile e anche di più, forse sarebbe stato meglio – come spesso succede in casi analoghi – se la discografia si fosse interrotta con Trompe Le Monde oltre vent’anni fa.

Niente contro i Pixies del 2014 che, dal vivo, ancora fanno una gran bella figura, ma francamente tra i dodici pezzi in scaletta gli unici a esaltare e a reggere il confronto sono What Goes Boom, Magdalena 318, la title track e Blue Eyed Hexe. Non che il resto sia brutto, ma per apprezzarlo davvero toccherebbe scordarsi il nome scritto in copertina, ovvero quello di una band leggendaria che ha consegnato alla storia almeno due capolavori come Surfer Rosa e Doolittle e, più in generale, non ha mai sbagliato un colpo in carriera. Da oggi, quasi mai…

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