Onstage

Primal Scream More Light recensione

Primal Scream More Light recensione

Primal Scream
More Light
(First International)

Deve essere l’anno dei ritorni o una roba simile, visto che continuano a piovere album di nomi storici che scelgono il 2013 per provare a ribadire la propria centralità nella scena musicale attuale. È capitato a Iggy e i suoi Stooges, Suede, Daft Punk, Queens Of The Stone Age, Depeche Mode, David Bowie e, ora, anche a Bobby Gillespie, ancora alla testa dei suoi Primal Scream. E, come spesso è successo in questi ultimi mesi, il miracolo si compie di nuovo e, dopo un lungo periodo di appannamento – facciamo da XTRMNTR in avanti -, ecco che la band inglese si ripresenta ai fans con un piccolo gioiello.

Il segreto è sempre lo stesso ovvero decine di influenze e citazioni (kraut rock, punk, glam, elettronica, house, pop) reinterpretate però con una personalità che sembra mancare pericolosamente alle band attuali che, al contrario, paiono delle pallide fotocopie degli originali. Sarà che Gillespie e il fido chitarrista Andrew Innes sono degli appassionati collezionisti e quindi maneggiano con cura la materia, ma appare subito chiaro che More Light è pronto per regalare grandi soddisfazioni: il primo singolo, che apre il disco e dura nove minuti nella versione integrale, si chiama 2013 e si snoda su un groove ipnotico trascinato da un sax, il secondo, che guarda caso lo chiude, è It’s Alright, It’s Ok, una scheggia che pare arrivare direttamente da Give Out, But Don’t Give Up. In mezzo c’è un universo sonoro fatto di tributi agli Stooges (Hit Void), ballate suadenti (Goodbye Johnny), elettronica (Culturecide, con Mark Stewart del Pop Group alla voce), blues (Elimination Blues, con ospite addirittura il leggendario Robert Plant) e molto altro. Nella mia top ten di fine anno fin da ora.

Commenti

Commenti

TROVA CONCERTI