Recensione di …Like Clockwork, nuovo album dei Queens Of The Stone Age

Queens Of The Stone Age …Like Clockwork

Queens Of The Stone Age
…Like Clockwork
(Matador Records)

Era lecito aspettarsi di più da …Like Clockwork, considerando anche la lista di ospiti presenti sul nuovo Queens Of The Stone Age: Trent Reznor e Dave Grohl intanto, per passare a Elton John (che dà comunque un’idea decisa di quanto siano oramai diventati importanti i Nostri anche nel panorama mainstream), poi ad Alex Turner, Nick Oliveri, Mark Lanegan e molti altri. Il disco non è affatto brutto intendiamoci, ma è un lavoro di mestiere, con ben pochi spunti degni di nota. A sei anni di distanza da Era Vulgaris si poteva pretendere ben altro.

Le chitarre non fanno troppo male, il sound ruvido e grezzo di una volta è ora trattato con massima attenzione in fase di produzione; non è un bene questo, specialmente per chi sa quanto pesti dal vivo la band e quanta importanza abbia avuto nel panorama alternative rock la doppietta di inizio 2000 Rated R e Songs For The Deaf. Le atmosfere più soffuse e dilatate ci sono ancora vero, specialmente I Sat By The Ocean ne regala possenti dosi, ma la pseudo-psichedelia rilassata della successiva The Vampyre Of Time And Memory alla lunga annoia. If I Had A Tail sembra una b-side dei Them Crooked Vultures, mentre il buon singolo di lancio My God Is The Sun ha un riff abbastanza riciclato dai tempi d’oro. Kalopsia, nonostante il discorso sui featuring di cui sopra, rimane uno degli episodi migliori del lotto, delude invece il meeting di star in Fairweather Friends. Nel finale Smooth Sailing e I Appear Missing mordono finalmente come dovrebbero, ma è un peccato aver dovuto aspettare così tanto. L’album è comunque sufficiente, permetterà ai Queens Of The Stone Age di tornare in tour e di riconfermarsi nella scena rock internazionale. Tuttavia non aggiunge una virgola a una discografia che ha già detto tutto oramai da un decennio.

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