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Green Day ¡TRE!

Recensione Green Day TREGreen Day
¡TRÉ!
(Warner)

Il terzo capitolo della trilogia dei Green Day è una via di mezzo tra il primo (inconcludente) ed il secondo (un ricordo vago della qualità di Armstrong e compagni). ¡TRÉ! è il disco al quale ci eravamo rivolti per salvare un anno che si è rivelato disastroso per la band americana. Va detto che i brani di questo lavoro risultano i migliori della trilogia, ma comunque pare un prodotto “forzato”, sotto tutti i punti di vista. Musicalmente, innanzitutto. Mai una variazione, un sussulto, un barlume di originalità. Mai. A livello di testi non c’è lo spunto capace di regalare emozioni, perché è questo che i Green Day hanno fatto fino ad oggi. Con le loro canzoni sono stati in grado di scrivere, incorniciare e lanciare sul pubblico fiotti di emozioni. Non basta una chitarra acustica per emulare Good Riddance (Time of Your Life) – vedi Drama Queen, molto vicina alla produzione di Lennon con riferimenti vocali agli Oasis – né una manciata di ballatone (Brutal Love e 8th Avenue Serenade, su tutte) per tornare a Boulevard Of Broken Dreams. Non basta fare un po’ di rumore per tornare a Dookie, né lo stesso produttore (Rob Cavallo).

Billie Joe e compagni hanno compiuto una mossa coraggiosa, perché pubblicare una trilogia in un periodo come quello che stiamo vivendo – sia per la crisi della discografia, sia per la qualità musicale che in questo momento sembra caratterizzare le band più giovani – non è un gesto scontato. Se pensiamo alla direzione che sta prendendo la musica contemporanea, con i gruppi migliori  impegnati in una costante ricerca sonora tesa ad una qualità che faccia davvero la differenza (penso a Sigur Rós, Muse e Mumford & Sons, appartenenti a generi diversi ma uniti da un tasso tecnico e artistico altissimo dentro le loro produzioni), ascoltare  ¡TRÉ! lascia addosso un senso di tristezza. Vale la pena rifarsi ad un verso della canzone manifesto di questo disco, X-Kid: «You’re numb to your old glory but now it’s gone» (Sei intorpidito dalla tua vecchia gloria, ma ora non c’è più).

L’impressione che lasciano i Green Day è quella di un gruppo che ormai, non ha più la voglia, l’intensità e la determinazione per produrre qualcosa che lasci una traccia. In conclusione, non posso che lanciare una domanda a volteggiare nell’aria «Se le canzoni “buone” dei tre dischi non arrivano a completare la tracklist di un album solo, perché pubblicare una trilogia?».

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