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Neil Young & Crazy Horse Psychedelic Pill

Neil Young & Crazy Horse
Psychedelic Pill
Warner

Recensione Neil Young Psychedelic PillManco il tempo di riprenderci e assimilare per bene Americana, un album di cover piuttosto particolare, ed ecco il nuovo doppio CD di Neil Young, accompagnato dai prodi Crazy Horse.  Registrato come il suo predecessore negli studi Audio Casablanca, Psychedelic Pill è un ritorno al verbo classico del cantautore canadese, quello fatto di lunghissime jam chitarristiche e di assoli che accompagnano fughe in macchina attraverso l’America e struggenti storie d’amore. E niente potrebbe rendere meglio l’idea dell’iniziale Driftin’ Back, oltre 27 minuti (sì, avete letto bene) che scorrono tra un’intro acustica e una serie quasi infinita – e pure un po’ estenuante, diciamocelo – di assoli, per una canzone che setta il tono di un disco monumentale, è proprio il caso di dirlo. Un episodio non di certo isolato visto che sia Ramada Inn che la conclusiva Walk Like A Giant si spingono oltre il quarto d’ora, con la seconda traccia che pare una versione riveduta e corretta – pur con meno pathos – di Like A Hurricane, uno dei classici targati Neil Young. E se il fulcro di Psychedelic Pill risiede proprio in quei tre brani, il resto conclude un’opera che siamo certi riscuoterà buon successo tra i fan del chitarrista: impossibile non menzionare la bella Twisted Road, omaggio a Bob Dylan, più volte citato come influenza dal musicista, il rock’n’roll tirato della title track e She’s Always Dancing, altra prova che si snoda ben oltre il classico formato canzone. Un disco nato dalle continue jam in sede live e che proprio sul palco, sono certo, acquisterà ulteriore fascino. Chissà se il vecchio Neil passerà anche dalle nostre parti.

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