Notizie

Soundgarden King Animal

Recensione Soundgarden King AnimalSoundgarden
King Animal
Universal

Sulla riva del Lago Washington, in quel di Seattle, c’è un’installazione dell’artista Douglas Hollis, composta da una serie di strutture d’acciaio. Quando soffia il vento gli organi a canne montati sulle torri riproducono strani suoni; se poi la giornata dovesse essere nuvolosa o grigia, l’effetto è inquietante. E’ proprio da quest’opera (A Sound Garden) che nel 1984 Chris Cornell, Kim Thayil e Hiro Yamamoto traggono ispirazione per la ragione sociale della loro band. Nati con i primi vagiti del grunge, cambiano presto formazione (alla batteria subentra Matt Cameron, al basso Ben Sheperd), raggiungono il mainstream dieci anni più tardi con Superunknown e infine ognuno va per la propria strada dopo Down On The Upside del 1996. Adesso, con il tweet di Cornell – che annunciava “la pausa è finita, è ora di ricominciare” – e spinti dai (buoni) concerti di quest’anno, è finalmente tempo di un nuovo album. Prima doverosa e importantissima specifica: le recenti escursioni pop di Cornell (inutile dirlo, mal digerite dai fan) non hanno lasciato il benché minimo segno. La chitarra che disegna il riff del singolo (esplicitamente intitolato Been Away Too Long) spazza via ogni tipo di dubbio, accendendosi e spegnendosi per lasciare spazio a cassa e rullante come da tradizione rock. Per par condicio è anche giusto puntualizzare che non si tratta di uno di quei pezzi che verranno ricordati nei secoli; ma perché cercare il pelo nell’uovo quando si è di fronte a una dimostrazione di grinta così genuina? Forse perché la successiva Non-State Actor va oltre, e ci riporta indietro nel tempo con rediviva freschezza. Per tutti quelli che sentivano la mancanza dei tempi dispari (e soprattutto della proverbiale capacità dei Soundgarden di farli sembrare poco ostici compensando con melodie e arrangiamenti calzanti), ecco By Crooked Steps, Black Saturday e Worse Dreams. Non potevano poi mancare i brani lenti e trascinati, che nel contesto di King Animal subentrano solo dopo un quarto d’ora abbondante di sfuriate e si identificano nel trittico composto da Blood On The Valley Floor, Bones Of Birds, Taree e nei lamenti della fulgida Eyelid’s Mouth. L’accessibilità dell’affabile ballad Halfway There rimarca la bravura del quartetto di Seattle, capace di convincere anche quando vengono messi da parte urla e sferragliamenti eccessivi. Quindi quando Chris Cornell predicava energia e ispirazione non stava mentendo: i Soundgarden non sono tornati solo di nome, ma anche di fatto. Poteva forse andarci meglio?

Commenti

Commenti

Condivisioni