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Il nuovo album di Riva Starr, mosaico perfetto

Riva Starr Hand In Hand recensioneRiva Starr
Hand In Hand
(Self distribuzione)

A Stefano Miele – dj e produttore napoletano – l’Italia andava stretta, così ha deciso di trasferirsi a Londra. In teoria avrebbe potuto tranquillamente rimanere, perché la sua carriera era già ben avviata; aveva collaborato con musicisti di un certo rango (come Roy Paci) ed era sulla buona strada per dimostrare che anche nel nostro (culturalmente) arretrato belpaese si poteva osare un po’ proponendo musica che usciva dai canoni della pop-dance riuscendo comunque a fare centro (vedi Flux). Ma non si è accontentato, e ha preferito la mentalità più aperta del Regno Unito per esprimere appieno il suo pensiero musicale – e probabilmente ha fatto bene.

Il pensiero di Stefano non prevede confini. Le sue produzioni sfoggiano eclettismo e fantasia, passando come se niente fosse da ritmi spezzati concepiti per il dancefloor (vedi i primi singoli a nome Madox) a melodie pop sognanti (vedi l’ultimo album a nome Madox), da casse dure vecchia scuola a dolci caramelle funky, da rumorosi treni elettronici a beat tranquilli e rilassati. Negli ultimi tempi si è fatto notare nei club di tutto il mondo con lo pseudonimo di Riva Starr, progetto house con l’acca maiuscola; ascoltatevi la rivisitazione di Splendido Splendente, oppure la hit I Was Drunk. Nel 2011 finisce per collaborare con un guru come Fatboy Slim; ecco, oggi Hand In Hand può a ben diritto definirsi il miglior disco che il buon Fatboy non ha mai prodotto.

Questo è un album che – a differenza del precedente If Life Gives You Lemons, Make Lemonade – mette da parte l’ottica clubby preferendo esplorare mondi incredibilmente distanti tra loro. La tradizione (come è sempre stato nelle produzioni firmate Miele) gioca un ruolo fondamentale: è il punto di partenza per brani che si evolvono nel moderno senza perdere i tratti caratteristici delle origini. In Hand In Hand troviamo folk purissimo (superlativo il contributo di Vinicio Capossela in Si è spento il sole), un pizzico di tango (No Man’s Land con la voce di Carmen Consoli mette i brividi), l’immancabile swing (Absence è una hit, non si scappa), un po’ di rockabilly (Am I Not Alone) e molto, molto altro.

Troppa roba? La differenza tra un frullato buttato lì e un mosaico perfetto sta nell’avere le idee giuste e trovare una coerenza sonora a livello globale; requisiti in questo caso pienamente soddisfatti. Ogni tanto ci vuole una bella iniezione di orgoglio nazionale.

 

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