Robbie Williams torna allo swing, senza perdere di vista le classifiche

Robbie Williams Swing Both Ways Recensione

Robbie Williams
Swing Both Ways
(Universal)

Visto il momento non proprio entusiasmante della sua carriera solista – i livelli del suo passato sfarzoso paiono ormai irraggiungibili, anche se dal vivo i numeri sono ancora enormi – il buon Robbie Williams deve aver pensato di sfruttare di nuovo l’idea vincente utilizzata qualche anno fa per Swing When You’re Winning, che gli fruttò molte soddisfazioni, non ultima quella di duettare con la splendida Nicole Kidman. Ecco quindi apparire all’orizzonte Swing Both Ways, variazione sul tema convincente quanto la prima, giusto per chiarire, pur senza l’effetto sorpresa.

Che la voce dell’ex Take That sia perfetta per questo genere di canzoni è innegabile, così come non sarebbe giusto dimenticare la sua abilità nel pennellare ballate perfette per le classifiche e per un pubblico medio (detto senza alcuna cattiveria, sia ben inteso). Così, a differenza dell’altro esperimento, questa volta Williams ha deciso di coinvolgere il fido Guy Chambers e regalare ai fan qualche inedito di ottima fattura, primo fra tutti il singolo, Go Gentle, che siamo certi diventerà una hit. E non è tutto, perché l’opener Shine My Shoes, invero molto più soul che swing, è un altro brano vincente, mentre No One Likes a Fat Popstar dimostra, se ce ne fosse ancora bisogno, la sua verve da istrione.

Detto ciò, il piatto forte arriva dai duetti, come sempre selezionati con cura: si va dalla canonica I Wan’na Be Like You con il suo erede Olly Murs a Swing Both Ways con Rufus Wainwright (uno degli episodi migliori, davvero riuscito), Dream A Little Dream con Lily Allen, Little Green Apples con Kelly Clarkson e, per finire, alla plasticosa Soda Pop, con l’insopportabile Michael Bublé. Il resto è fatto di evergreen paraculi come Puttin’ On The Ritz e Minnie The Moocher e altri inediti di buona fattura. Successo garantito, in pratica…

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