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Altro che marketing, il nuovo album dei Rolling Stones è sincero e irresistibile

Ribadiamo subito i concetti chiave: i Rolling Stones sono la più grande rock’n’roll band al mondo e sono i protagonisti di un’interminabile e gloriosa carriera, fatta anche di una forza attrattiva planetaria rimasta intatta negli anni e di un’inarrestabile attività live – guardatevi Havana Moon, il docu-film sul recente concerto in terra cubana e ne avrete la prova concreta. Alla loro veneranda età e con alle spalle cotanta bellezza, cosa chiedere ancora a se stessi? Semplice, tornare dove tutto è iniziato, rendendo omaggio alle origini più profonde della loro musica con un tributo ad un genere di cui da sempre sono innamorati, il blues.

rolling-stones-album-blue-lonesome-2016Si sono concessi solo tre giorni: sono andati ai British Grove Studios di Londra, a pochi passi dalla zona che decenni fa tenne a battesimo le loro prime gesta, e con enorme passione hanno reinterpretato alcuni dei brani che hanno fatto la storia del blues, quelli di Little Walter, Willie Dixon, Howlin’ Wolf e molti altri. Il risultato è un album di cover poderoso, che trasuda blues allo stato puro, amore, divertimento e devozione verso gli artisti che tanto hanno venerato negli anni Sessanta, quando la Swingin London e loro carriera prendevano parallelamente forma e sostanza.

Ad ascoltarlo, ci si esalta fin dalle prime note: a Keith Richards non sembra vero di tornare a suonare quei pezzi, crudi e spietati come ai vecchi tempi. Charlie Watts, abbandona (in parte) il suo drumming lineare e classico, per cimentarsi anche con charleston shuffle e spazzole. Mick Jagger, a 73 anni suonati, graffia come al solito come un leone, dimostrandosi superlativo anche all’armonica, vera protagonista di tutti i pezzi.

Le sonorità à la Stones sono ampiamente riconoscibili, ma è la dimensione live dei pezzi ad essere dannatamente affascinante, a sovrastare ogni singola nota. Si capisce subito prestando attenzione all’attacco dell’iniziale Just Your Fool di Little Walter, alla cadenza lenta ed avvolgente di Blue And Lonesome, a Hate To See You Go che fa muovere testa e gambe. L’album è molto vario, nonostante il denominatore comune delinei spazi marcati e perimetro di gioco. Quello che colpisce, poi, è l’assoluta sincerità dell’operazione, semplice, efficace ed immediata, grazie anche alla magia di Don Was che ha coprodotto con esperienza il lavoro. La band ospita anche un Eric Clapton in grande spolvero in un paio di pezzi: Jagger e compagni si mettono quasi al servizio del Maestro, lasciando spazio al fascino della sua chitarra, ampiamente riconoscibile in Everybody Knows About My Good Thing.

Il viaggio degli Stones continua, quindi, più indemoniato e pungente che mai, toccando questa volta le ancestrali atmosfere e colorazioni dell’America del blues. Mettendovi all’ascolto di Blue And Lonesome non cercate latenti strategie di marketing, ma lasciatevi trasportare dall’irresistibile performance musicale e dal contesto in cui è nato. La più grande rock’n’roll band aveva voglia di farsi un regalo e lo ha realizzato onestamente, suonando tutto quello che da sempre ha nell’animo. Lo ha fatto per se stessa e lo ha fatto per noi, facendo diventare realtà quello che era il desiderio di tanti.

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