Sigur Rós, il dramma che porta alla rinascita

Sigur Rós Kveikur recensione

Sigur Rós
Kveikur
(XL Recordings)

Kveikur è un disco drammatico. Nel senso più profondo della parola “dramma”, che altro non significa se non “azione”. Senza quell’accezione e quel contorno di negatività che l’italiano moderno gli ha conferito. Un’azione che porta a un movimento, a un cambiamento, a qualcosa di nuovo. Quasi a una rinascita. Perché il momento era appunto drammatico per i Sigur Rós. Il gruppo islandese nell’ultimo periodo ha attraversato momenti di grande importanza per l’evoluzione della propria musica.

Il primo passo è stato Valtari, un album non certo tra i più apprezzati della band, con atmosfere ambient che non hanno convinto tutti e hanno fatto pensare a molti all’inizio di una fase calante, dopo anni di musica ad altissimo (e altro) livello. La seconda incrinatura nella roccia islandese dei Sigur Rós è stato l’addio del tastierista Kjarri (Kjartan Sveinsson), un trauma importante per gli equilibri sonori ed emotivi della formazione di Reykjavík. Si arriva così alla terzo atto del dramma, o forse conseguenza dello stesso. E si tratta proprio di questo nuovo lavoro. Kveikur (che significa “Stoppino”) esce a un anno esatto di distanza da Valtari (“Rullo compressore”) ed effettivamente serve a riaccendere una luce nella creatività del gruppo. È la prima volta che la band dedica così poco tempo per la composizione, la registrazione e la produzione di un album (prima ci erano sempre voluta una media di tre anni, tranne tra i primi due dischi). Segno che qualcosa è cambiato. Non solo nella formazione, ridottasi da quattro a tre membri, ma anche nell’approccio alla musica di Jónsi (Jón Þór Birgisson, cantante e chitarrista), Goggi (Georg Hólm, basso) e Orri (Orri Páll Dýrason, batteria).

Perché questa lunga premessa? Perché è vero che il bello della musica è la possibilità di ascoltarla senza sapere nulla e affidarsi alle emozioni e alle sensazioni, ma quando si tratta dei Sigur Rós ogni schema decade. Il gruppo riesce a investire una grande quantità di generi all’interno di un unico componimento, altra parola che accosta la band a un mondo, quello della musica classica, in fondo non troppo distante dall’universo post-rock del quale Jónsi e compagni sono avanguardia da tre lustri.

Kveikur è dunque un disco drammatico e classico. Un disco composto e studiato, ma pieno di movimento. Di azione, appunto. Di mutamento dinamico tra le diverse facce e direzioni musicali, ma sempre in perfetto equilibrio e sintonia. Si parte con Brennistein (“Zolfo”), che porta la band verso sonorità metal, in contrasto con la delicatezza della voce di Jónsi. E anche la title track Kveikur risente di una forza che fa quasi dimenticare come solo tre tracce prima si stesse viaggiando su un iceberg (Ísjaki) in mezzo al mare, fino ad arrivare alla chiusura con Var, che è davvero un rifugio di quiete e serenità dopo un album tiratissimo. Ogni canzone, ogni componimento di questo album, ha un suo significato peculiare nella posizione in cui è. Poi si facciano tutti i paragoni che si vogliono con geyser, vulcani e desolati paesaggi islandesi, ma il viaggio che propongono i Sigur Rós non è di questo mondo.

Kveikur

Canzoni
Brennisteinn Durata: 07:44 Riproduci Acquista dall'album: Kveikur
Hrafntinna Durata: 06:22 Riproduci Acquista dall'album: Kveikur
Ísjaki Durata: 05:03 Riproduci Acquista dall'album: Kveikur
Yfirborð Durata: 04:19 Riproduci Acquista dall'album: Kveikur
Stormur Durata: 04:55 Riproduci Acquista dall'album: Kveikur
Kveikur Durata: 05:55 Riproduci Acquista dall'album: Kveikur
Rafstraumur Durata: 04:57 Riproduci Acquista dall'album: Kveikur
Bláþráður Durata: 05:11 Riproduci Acquista dall'album: Kveikur
Var Durata: 03:43 Riproduci Acquista dall'album: Kveikur

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