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Sigur Rós Valtari

Una volta tanto, fa piacere constatare come il sesto disco in studio di una band, in questo caso Valtari degli islandesi Sigur Rós, sia il loro migliore in assoluto

Sigur Ros Valtari recensioneSigur Rós
Valtari
EMI

Una volta tanto, fa piacere constatare come il sesto disco in studio di una band, in questo caso Valtari degli islandesi Sigur Rós, sia il loro migliore in assoluto, senza nulla togliere alla forza dirompente di altri episodi della loro carriera come Ágætis Byrjun o ( ), splendidi esempi della poetica del gruppo guidato dal cantante Jonsi. Episodi, tra l’altro, che hanno contribuito in maniera fondamentale all’enorme e quasi inaspettato successo della band in tutto il mondo, oltre che a conquistare il rispetto e la stima di colleghi come Thom Yorke.
Detto ciò, da Valtari non aspettatevi chissà quali rivoluzioni, i territori su cui si muove il gruppo sono fondamentalmente sempre gli stessi, indecisi tra certa ambient alla Brian Eno, aperture melodiche di grande intensità, lunghi passaggi strumentali e quel sound ormai certificato alla Sigur Rós che li ha resi delle star improbabili della musica rock mondiale. La differenza, come spesso si dice in questi casi, lo fa il materiale che, nel caso di Valtari, appare più ispirato e a fuoco che negli ultimi episodi ed esalta i loro punti di forza. Aggiungete una spruzzata di elettronica in più e il gioco è fatto, come testimoniato anche dal bassista Georg Hólm che ha subito eletto il disco come suo preferito del quartetto. Detto della qualità collettiva del lavoro, il meglio arriva verso la fine con la tripletta Varðeldur, Valtari e Fjögur Píanó, una chiusura davvero da applausi. Dopo un disco del genere, la voglia di ascoltarli e vederli dal vivo non può che aumentare.

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