Onstage
slash-world-on-fire

Slash al terzo tentativo fa centro, World On Fire è una bomba

Slash torna alla grande con World On Fire, terzo album solista del chitarrista ex GnR, featuring Myles Kennedy & The Conspirators. Leggi la recensione.

slash-band

Il rock è morto. Una delle frasi maggiormente in voga nel nuovo millennio. Lo dicono un po’ tutti, band mainstream affermate, gruppi che cercano di giustificare svolte commerciali patetiche, addetti ai lavori naif, hipster e indie-alternativi a ogni costo. Poi arriva un disco come World On Fire e sentenze come questa si dissolvono non appena si preme play. Il terzo album solista di Slash, il secondo ft. Myles Kennedy & The Conspirators, è una bomba hard & heavy che non fa prigionieri, fondendo il classico stile dell’ex GnR con la modernità e le linee melodiche avvolgenti a cui il buon Kennedy ci ha abituato.

Ora la band è davvero una band: le canzoni hanno spunti nuovi e riescono a intrattenere e coinvolgere. I ritmi sono quasi sempre elevati, l’impatto è frontale, non per nulla il mixing di un certo Elvis Baskette (vedere alla voce Incubus e Alter Bridge per dettagli) riesce a far esplodere nelle casse ogni assolo della tuba più famosa del rock e le armonie vocali create insieme a Myles dal bravissimo e versatile Todd Kerns. Certo, qualcuno storcerà il naso: è rimasto abbastanza poco del sound grezzo e selvaggio del periodo Snakepit, se escludiamo qualche riffone in Wicked Stone, Stone Blind e Dirty Girl o l’intera (e superflua a dirla tutta) strumentale Safari Inn.

Tuttavia di fronte a canzoni devastanti come la titletrack, Shadow Life, 30 Years To Life e le sinistre (e cattivissime) Beneath The Savage Sun e la conclusiva The Unholy, possiamo ampiamente soprassedere e promuovere quasi a pieni voti World On Fire. Con 11 pezzi avremmo avuto uno dei candidati al trono di disco dell’anno. Peccato che Slash e soci siano stati troppo ridondanti, lasciandosi andare nel finale a qualche filler di troppo.

Commenti

Commenti

TROVA CONCERTI