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Perché Carrie & Lowell di Sufjan Stevens è un album così toccante

Un album toccante ed elegante. Sufjan Stevens torna con Carrie & Lowell, nuovo disco del cantautore americano. La nostra recensione.

di Luca Garavini

sufjan stevens carrie lowell recensionePer chi non lo conoscesse, Sufjan Stevens è la definizione fatta e finita di artista poliedrico. Si è conquistato notorietà negli States (e in Italia) grazie al progetto di dedicare un album a ciascuno stato americano (incompleto, presenti all’appello solo Illinois e Michigan), ha saputo muoversi su differenti generi (fil rouge il folk), in molti di questi con originalità e gusto.

Il suo ultimo capolavoro, Carrie & Lowell, già ampiamente celebrato dalla critica americana, racconta con gusto elegante il triangolo di rapporti fra Sufjan, sua madre Carrie – figura fragile, schizofrenica e bipolare, incline all’abuso di alcool e farmaci ma importantissima nell’immaginario dell’autore – e il patrigno Lowell, già boss Ashmatic Kitty, etichetta che pubblica i suoi dischi.

In Carrie & Lowell il tema famigliare, unito all’innegabile talento di Sufjan nel saper togliere, più che aggiungere, quando costruisce le canzoni, lascia visibile un esoscheletro elegante, onesto e credibile di parole e musica che sorreggono un ego, quello di Sufjan, sorprendentemente interessante. Musica e parole sono veicoli mai patetici di sentimenti ed emozioni credibili.

Difficile non immedesimarsi in pezzi come All of Me Wants All Of You o You Should Known Better in particolare per chi ha avuto esperienze simili, ciò grazie anche ad un cantato sussurrato e coinvolgente che una volta tanto, complice la lentezza del tempo, permette di cogliere appieno le parole anche a chi non è madrelingua inglese. Un disco fra i più toccanti e riusciti di questo primo squarcio di 2015.

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