Suzanne Vega, un disco manierista per una Signora della musica

Suzanne Vega Tales From The Realm Of The Queen Of Pentacles recensione 1

Suzanne Vega dimostra tutta la sua maturità e consapevolezza in un disco pieno di riferimenti esoterici e deliziose armonie pop.

Suzanne Vega Tales From The Realm Of The Queen Of Pentacles recensioneDopo sette anni dal suo ultimo lavoro in studio (Beauty & Crime), Suzanne Vega torna sulle scene con Tales From The Realm Of The Queen Of Pentacles. Un disco piacevole, fatto di belle canzoni, dove la sua voce – rimasta immacolata – si sposa alla perfezione con gli arrangiamenti curati da Gerry Leonard (già sodale di David Bowie). Siamo nei territori di un pop elegante, contaminato di folk e country (il banjo di Song of the Stoic), sempre bilanciato tra acustico ed elettrico. Un alone quasi mistico avvolge questo lavoro, nel quale una donna di 53 anni affronta temi come l’aldilà e il senso della vita, tra allegorie e metafore. Dieci canzoni che sono -come dice il titolo stesso – i racconti di una regina del regno dei pentacoli, ovvero un microcosmo dove si fondono i cinque elementi e lo spirito.

Suzanne scrive bene e in maniera composta (l’apertura affidata alla delizia pop di Crack in the wall) tra riferimenti esoterici, tarocchi e un mondo di medioevale memoria fatto di angeli, santi e cavalieri. Ma sa anche sorprendere; la sfumatura di garage di I Never Wear White sembra uscito dal cassetto di Liz Phair, mentre la filastrocca scioglilingua di Don’t unkorn what you can’t contain riprende un sample di Candy Shop di 50 cent e cita Thrift Shop di Macklemore & Ryan Lewis. Portrait Of The Knight Of Wands e Jacob And The Angel sono invece due dei brani più misteriosi e interessanti, con un crescendo reso ancor più raffinato dalla presenza di un’orchestra da camera. Silver Bridge sembra scritta da Sheryl Crow: un commiato carezzevole cantata con il suo inconfondibile sussurro. Infine, Horizon (There Is A Road) chiude a dovere un disco convincente e con pochi cedimenti.

Con questo lavoro, Suzanne Vega si afferma signora della musica che, lontana anni luci dalla fama di un tempo, è riuscita tra alti e bassi a rimanere fedele a se stessa, consapevole della propria età, acquisendone in saggezza e complessità (vedi Tori Amos). Arte che è sempre più mestiere, da curare con minuziosità e tempo, tanto tempo, senza per questo perdere di ispirazione e intensità.

Commenti

Commenti

Condivisioni