Notizie

Take That – Progress

Take That

Progress

Polydor

È la vera reunion dei Take That. Perché per la prima volta dal ’95 anche Robbie Williams è tornato all’ovile. Tutto nasce nel 2005, quando la ITV propone alla ex band un documentario per celebrare i dieci anni dall?ultimo disco, Nobody Else. Accettano tutti. Risultato: 7 milioni di telespettatori. Segue un megatour in Gran Bretagna, senza Robbie però, presente solo con un ologramma. Risultato: 560.000 biglietti staccati. A quel punto Mark, Jason, Howard e Gary incidono Beautiful World, che vende 2,5 milioni di copie nella sola GB. La ruota gira sempre più veloce: The Circus, del 2008, diventa sette volte disco di platino nel Regno Unito. Sempre senza Robbie che, nel 2009, a Los Angeles ritrova però Gary. I due iniziano a scrivere musica insieme e il passo più lungo è così compiuto. Progress è il figlio di questa riconciliazione. E che riconciliazione: con 235.000 copie vendute in 7 giorni, è diventato l’album più venduto del secolo nella prima settimana in Uk. Il motivo di tanto successo? Sicuramente la curiosità per il ritorno di Robbie Williams e l’affetto inesauribile del pubblico per la band inglese. Musicalmente, l’album vanta la produzione di Stuart Price, guru del pop che strizza l’occhio alla dance. Il disco è infatti zeppo di elettronica, molto distante dalle produzioni recenti: a parte il singolo The Flood, in pieno stile Take That, il resto della tracklist si discosta parecchio da quello che ti aspetti dall’ex boy band. E le canzoni sembrano soffrire di questi nuovi abiti. Le melodie ci sono tutte, ma gli arrangiamenti dance non consentono a Progess di graffiare. In casi come questo però, come si dice, comunque vada sarà un successo.

Marcello Marabotti

Commenti

Commenti

Condivisioni