The Afghan Whigs, dopo 16 anni danno ancora il meglio

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Greg Dulli torna dopo 16 anni ai suoi Afghan Whigs, dimostrando di avere ancora tutti i numeri giusti e molto da dire. Leggi la recensione di Do The Best.

Afghan Whigs recensione Do the bestVado a memoria, ma non ricordo un altro disco la cui uscita, totalmente inaspettata, sia stata svelata da un attore durante un’intervista televisiva. È successo con Do The Beast, clamoroso comeback degli indimenticati Afghan Whigs, annunciato da Bob Odenkirk di Breaking Bad – il mitico avvocato Saul, per chi conosce la serie tv – prima ancora che se ne cominciasse a parlare seriamente. Poco importa, ovviamente, soprattutto ora che il nuovo album della band di Greg Dulli è fra le nostre mani e possiamo finalmente capire come (e se) sia possibile tornare dopo una pausa di 16 anni ed essere rilevanti in un panorama musicale profondamente mutato.

Registrato negli studi di Josh Homme da Dulli e dal bassista e co-fondatore John Curley (ma senza lo storico chitarrista Rick McCollum, per la prima volta), assieme a un gran numero di ospiti, tra cui Alain Johannes, Clay Turver e Van Hunt, Do The Beast non tradisce le attese e riconferma per l’ennesima volta lo straordinario talento di Dulli. Detto che le vette di Gentleman sono, e restano, irraggiungibili, sarà comunque facile per i fan del chitarrista americano innamorarsi di questo lavoro, costruito con perizia e ricco di episodi memorabili. Le influenze soul, da sempre parte integrante del sound dei Whigs, vengono ridimensionate in parte, ma continuano a restare ben radicate nella voce sofferta di Dulli, che svetta soprattutto in ballate come Algiers, Can Rova e It Kills. Altrove, come in Matamoros, si fanno sentire influenze mediorientali su uno strano tappeto di rock ed elettronica, quasi NIN, oppure vecchi echi di rock’n’roll degli Afghan Whigs più classici come nella bella The Lottery e in Royal Cream.


The Afghan Whigs – Algiers (OFFICIAL VIDEO) on MUZU.TV.

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