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The Fratellis We Need Medicine recensione

The Fratellis, alla terza prova manca la scintilla

The Fratellis We Need Medicine recensioneThe Fratellis
We Need Medicine
(BMG)

È piena la storia (del rock, del pop, ma in senso generale) di quelle che vengono chiamate meteore, artisti brillanti per una stagione, capaci di una bella intuizione, ma senza una base solida su cui costruire una carriera vera e propria. E, al di là della simpatia per il terzetto scozzese, i Fratellis ci paiono destinati, almeno per il momento, a far parte di quella categoria. Il loro debutto era stato al fulmicotone, quel Costello Music che conteneva la hit Chelsea Dagger, e li aveva catapultati in cima alle classifiche britanniche con la pesante nomea di next big thing che non rappresenta quasi mai niente di buono. I tre finti fratelli(s) erano stati bravi a replicare, almeno in parte, il successo con la seconda prova, Here We Stand del 2008, ma spiace ammettere che il terzo passo, come spesso succede, è quello che convince meno di tutti.

Gli ingredienti, paradossalmente, sono rimasti gli stessi – rock, influenze anni 50 e 60, una spruzzata di punk e un attitudine spiccata per la bella ballad -, ma il gusto, quello no, è mutato in maniera sensibile, fino a diventare poco saporito. A loro favore, per fortuna, gioca l’abilità nel saper scegliere i brani perfetti per le charts e le radio (stavolta tocca a Seven Night Seven Days e She’s Not Gone Yet But She’s Leaving, i due migliori del lotto), cosa che giustifica l’annunciato sold out del tour britannico, ma è davvero difficile che qualcuno possa accontentarsi di così poco da un album. Pezzi come This Old Ghost Town, Whisky Saga, Jeannie Nitro e le conclusive Rock’n’Roll Will Break Your Heart e Until She Saves My Soul sono esempi delle discrete capacità dei Fratellis, ma mancano di quella scintilla che li faccia decollare sul serio. I tempi di una hit come Flathead paiono già irrimediabilmente lontani…

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