Onstage

Il nuovo album dei Libertines strizza l’occhio al passato, senza nostalgia

Su disco li si aspettava da un bel pezzo, i Libertines. Almeno da quando Pete Doherty nel 2003 entrò a casa di Carl Barât per rubare e, soprattutto, disfare una band di primo piano del panorama indipendente degli anni Zero. In molti, fan o meno, in Inghilterra e non solo, rimasero delusi, e senza di loro venne a mancare una delle realtà più interessanti di quella generazione.

La storia recente racconta di reunion live (fra le quali Reading and Leeds Festival del 2010), fatte più per il cachet che per passione. Poi, circa un anno fa, la scintilla si riaccende fra Pete e Carl e, dopo un po’ di rehab di Doherty e tanto tempo assieme, i Libertines tornano alle scene musicali come un patrimonio dell’Umanità restaurato e pronto per essere di nuovo apprezzato. Forse la band finalmente mira al lieto fine, dopo anni di spazzatura e gossip.

Fra i rischi corsi per questa prima fatica post reunion, quello principale era che i Libertines potessero fare il verso ai se stessi del 2004, con il rischio a 35 anni di trasformarsi nell’ombra avvizzita del gruppo che fu. Cosa che li avrebbe riconsegnati all’oblio e al passatismo dei fan più puristi. Niente di tutto questo, per fortuna. Sembra davvero che i Libertines del 2015 abbiano ripreso in mano la situazione dove l’avevano lasciata ai tempi di Don’t Look Back into the Sun, il loro momento migliore.

Anthems for Doomed Youth è un album dal songwriting originale e con una tracklist dal giusto mix di ballate strappamutande e hit sciamboliche. Su tutte poi aleggia quella freschezza, tipica di Up the Backet, che ha convinto i critici a sceglierli nel 2002 come miglior band emergente di quegli anni. In particolare ci riconsegna l’accoppiata Pete/Carl in splendida forma e carica di quell’energia che, a detta di molti, convinse un’intera generazione di ventenni inglesi a mettere in piedi una band. I Libertines sembrano avere tutte le carte in regola per recuperare il tantissimo tempo perso e rientrare nell’Olimpo della musica rock inglese.

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