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The Maccabees – Given To The Wild

Li conoscete i Maccabees, vero? Bene, dimenticate tutto. Scordatevi l’andatura sostenuta alla Strokes e l’attitudine post-punk dei Futureheads. Perfino la voce di Orlando Weeks – che a volte poteva capitare di confondere con quella di Kele dei Bloc Party – sembra avere cambiato colore.
L’intro chiarisce senza equivoci il nuovo disegno sonoro: tappeti silenziosi, falsetto filtrato quasi Sigur Ros e arpeggio di chitarra gentile che si avvicina lentamente e presenta il primo vero pezzo, Child – a conti fatti ottimo manifesto dell’intero disco.Partendo da atmosfere dilatate, un accompagnamento di fiati interviene sottovoce e poi si fa sempre più pomposo; un momento di riflessione e il ritmo raddoppia, la voce si fa più presente e il climax viene raggiunto con un breve ed estatico assolo di chitarra.
Anche nei rari episodi in cui il ritmo si alza, il freno a mano rimane tirato per non scalfire l’aura di maturità e la decisa ricerca di un equilibrio giudizioso che contraddistingue il terzo disco della band londinese, spiazzante e coraggiosa opera dai contorni fiabeschi.

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