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The XX Coexist

Recensione The XX CoexistThe XX
Coexist
Spin-Go/Young Turks

Ci sono serate nella storia della musica che diventano storiche. E se per caso te le perdi, poi te ne penti. L’8 giugno scorso, sul palco del Traffic Festival di Torino, due erano gli headliner. Gli XX, salirono per primi. Sono in tre, vengono da Wandsworth, un piccolo paese a sud-ovest di Londra. Il loro omonimo album d’esordio, autoprodotto e registrato – di notte – in un piccolo garage accanto allo studio della casa discografia indipendente XL, arriva secondo nel sondaggio lanciato da NME per eleggere il miglior disco del 2009 (primi arrivarono gli Horrors con Primary Colours). XX è un piccolo capolavoro, con il quale la band ben presto diventa il riferimento delle nuova scena indie e hipster. E non solo perché quel disco aveva brani come Crystalised, Introvcr e Islands. Ma, soprattutto, perché in quelle canzoni dalle forti tinte dark c’era un suono che rompeva le regole tradizionali del ritmo, squadrando bassi, beat e melodie. Con il nuovo album Coexist, Romy Madley, Croft Oliver Sim e Jamie Smith spostano ancora l’asticella, segnando un nuovo punto di riferimento. Una volta, un critico letterario, parlando di David Foster Wallace, disse che secondo lui l’autore americano (destinato a rivoluzionare la letteratura d’oltreoceano) scriveva tenendo nella mano destra James Joyce e nella sinistra William Faulkner. Bene, questi tre ragazzi inglesi suonano come se avessero sparso i dischi fondamentali della popular, electro e dance music sul pavimento, li avessero studiati per bene e avessero fatto poi tutto il contrario, squadrando quello che è stato per creare quel che sarà. Ed ecco allora una lunga cavalcata onirica in cui gli XX cantano (anche a cappella in Tides) l’amore nelle sue sfumature, dal suo sorgere (Sunset) alla malinconia, la distanza (Missing) e la riscoperta (Reunion) su un tappeto fatto di synth delicati, una batteria che scandisce il tempo del sogno e un basso che ne traccia la scia. Una rivoluzione che solo un altro musicista è stato in grado di portare: James Blake. Ora, indovinate chi salì sul palco del Traffic quella sera d’estate dopo gli XX.

 

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