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Con il nuovo Dream Machine i Tokio Hotel hanno trovato la loro strada

Se dovessi nominare degli artisti che maggiormente hanno catturato la mia curiosità da adolescente non ho dubbi nell’inserire tra questi i Tokio Hotel. Il biennio 2007-’08 vide esplodere in Italia la Kaulitz-mania con la pubblicazione di Monsoon, singolo di lancio europeo della band tedesca capitanata dai gemelli Tom e Bill Kaulitz.
Se il chitarrista Tom poteva passare inosservato, il bello veniva nel posare lo sguardo sul cantante, l’istrionico Bill, con la sua capigliatura a criniera di leone e lo smalto nero sulle unghie.

tokio-hotel-dream-machineIl disco con cui invasero le classifiche di mezza Europa si chiamava Scream, e non era nient’altro che la versione inglese del loro album di qualche anno prima Schrei, pubblicato solo in Germania. Come avviene spesso in questi casi, i Tokio Hotel vennero spremuti a tal punto che la loro carriera, a partire dal 2009, subì un’inflessione. Le vendite del successivo Humanoid segnarono un calo incredibile, così come la popolarità della band che in breve, specialmente in Italia, perse gran parte dell’esposizione mediatica che ne aveva decretato l’incredibile successo.

La transizione musicale che rappresentò Humanoid, a cavallo tra la “vecchia” impronta rock e sonorità elettroniche, condusse alla pubblicazione di Kings Of Suburbia nel 2014, a seguito di una lunga pausa nella quale i gemelli si trasferirono a Los Angeles, complici anche i problemi con delle fan-stalker tedesche.

A distanza di tre anni da quel momento, la band tedesca torna con un nuovo disco che ne segna la definitiva metamorfosi, sia a livello d’immagine che di percorso stilistico. Dream Machine è un disco synth-pop che guarda dritto agli anni ’80. I loro riferimenti musicali si spostano verso icone come New Order e Depeche Mode, pur strizzando l’occhio agli ultimi lavori di artisti come Troye Sivan e The Weeknd.

Quest’accostamento risulta evidente ascoltando il primo singolo What If, brano potente e ballabile dalla forte identità elettronica. I suoni distesi della prima traccia Something New, abbinati alla vocalità molto ariosa ed effettata di Bill Kaulitz, sono la colonna sonora perfetta per un viaggio interstellare alla volta del pianeta su cui sono diretti i Tokio Hotel con questa nuova avventura.

Alcune canzoni, tuttavia, peccano un po’ di ripetitività, specialmente nei ritornelli: è il caso di Better o As Young As We Are. D’altra parte, è degno di nota l’impianto citazionistico della copertina di Dream Machine: Stranger Things e Star Wars sono le fonti d’ispirazione, come a voler suggerire la natura del disco, a cavallo tra modernità e passato, proprio come le due opere cinematografiche a cui si riferiscono le grafiche.

Nonostante non faccia gridare al capolavoro, Dream Machine si attesta come uno dei dischi più solidi della carriera della band di Magdeburgo, grazie al grandissimo pregio di aver instradato i rinati Tokio Hotel verso uno stile musicale ben preciso che ultimamente non era molto chiaro.

Dream Machine

Canzoni
Something New Durata: 05:21 Riproduci Acquista dall'album: Dream Machine
Boy Don't Cry Durata: 03:32 Riproduci Acquista dall'album: Dream Machine
Easy Durata: 04:25 Riproduci Acquista dall'album: Dream Machine
What If Durata: 03:32 Riproduci Acquista dall'album: Dream Machine
Elysa Durata: 04:28 Riproduci Acquista dall'album: Dream Machine
Dream Machine Durata: 04:35 Riproduci Acquista dall'album: Dream Machine
Cotton Candy Sky Durata: 03:31 Riproduci Acquista dall'album: Dream Machine
Better Durata: 03:43 Riproduci Acquista dall'album: Dream Machine
As Young As We Are Durata: 03:48 Riproduci Acquista dall'album: Dream Machine
Stop, Babe Durata: 03:51 Riproduci Acquista dall'album: Dream Machine

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