Perché Tomorrow’s Modern Boxes di Thom Yorke è l’album più prezioso dell’anno

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Il 26 settembre 2014, con sorpresa di tutto il mondo discografico, è uscito il nuovo album di Thom Yorke, scaricabile solo tramite BitTorrent. Tomorrow’s Modern Boxes è l’ennesimo tentativo dell’artista di restituire un’anima alla musica ai tempi di Internet.

In un’anonima mattinata di fine settembre all’improvviso si materializza in rete il nuovo album di uno dei musicisti più influenti degli ultimi vent’anni. Con entusiasmo contenuto archiviamo meccanicamente la notizia e procediamo alla fredda pratica del download, riuscendo perfino a dimenticare il breve lasso temporale utile a scaricare una manciata di megabyte grazie alla nostra naturale predisposizione al multitasking. L’attenzione si sposta su mail, siti e documenti, mentre in background l’album si appoggia silenziosamente sull’hard disk. Non abbiamo nemmeno il tempo di ragionare sul fatto che le informazioni corrono più rapidamente di quanto possano essere effettivamente assimilate. La cultura odierna – volenti o nolenti – ci intrappola in logiche di pensiero usa-e-getta, uccidendo le emozioni.

Dov’è finita l’attesa? Materialmente non è scomparsa. Viviamo di attese. Eventi, countdown, save the date; una sequenza di numeri che sfila fulminea nei monitor della nostra scatola cranica, sfidando le possibilità di memorizzazione dell’intricato cervello umano. Il vero problema non sta quindi nell’assenza dell’attesa, ma piuttosto nel come la viviamo. Inutile riaprire il vecchio discorso delle modalità di acquisto di un album: uscire, mettere mano al portafoglio, scartare, coccolare e conservare con cura sono gesti che fanno parte del passato.

E Thom Yorke non se n’è accorto certo oggi. Basti pensare al free download di In Rainbows del 2007 (che in realtà era un pay-what-you-want download, ma non è necessario avere una laurea in marketing per capire che quella dicitura fondamentalmente nascondeva la parola «regalo»). Quando il formato fisico raggiunse i negozi non aveva una copertina, ma degli sticker che offrivano l’opportunità di personalizzare la cover in un ultimo (vano?) tentativo di riavvicinare l’ascoltatore al concetto di proprietà più viscerale e romantico.

Il 26 Settembre, dicevamo, è comparso (il verbo “uscire” pare fuori luogo) Tomorrow’s Modern Boxes, secondo album solista di Yorke, primo disco a sfruttare il sistema Pay-Gate del protocollo Bit-Torrent. Sei dollari per otto mp3, un video e un artwork. L’attesa del download in termini di tempo è ovviamente minima. Ma quella emotiva – quella della quale si parlava prima, per intenderci – è ancora minore: è pari a zero. Nessuno sapeva niente, nemmeno il «dio web». Sembra facile, ma provaci tu nei panni di Thom a non lasciar trapelare niente – se non qualche minimo suggerimento sui tuoi canali social pochi giorni prima.

Con un lavoro che ha sicuramente richiesto precisione chirurgica e grande dedizione, Yorke cancella totalmente le moderne mezze aspettative, il finto hype fatto di strilli a effetto e i mille buzz che alimentano discussioni riempiendo le pagine dei social (fino al successivo, di solito imminente, “evento”). Riduce al minimo i nostri già striminziti tempi di metabolizzazione, annullando di fatto l’annacquata trepidazione che caratterizza questi giorni, lasciandoci giusto qualche secondo per chiederci se non si tratti di un fake prima di seppellire altri file nel cimitero dei nostri hard disk e aspettare la prossima distrazione. Una mossa radicale, che chiaramente alcuni esalteranno e altri criticheranno – perché comunque da certe dinamiche oggi non si scappa.

La stessa sorte toccherà all’album. Interamente prodotto dall’eterno amico e socio Nigel Goldrich, Tomorrow’s Modern Boxes non fa niente per accattivarsi l’ascoltatore occasionale. Gioca con il buio e con l’astratto (Interference), oscilla sul baratro dell’avant-garde (Pink Section), disegna curve nervose (The Mother Lode) e liquide (A Brain In A Bottle), tenta di donare un’anima a sequenze digitali (Truth Ray). Striscia nel subconscio di chi ha voglia di concedergli ripetuti ascolti e allontana chi nutre ancora speranze di canticchiare ritornelli facili che appartengono alla storia dei Radiohead da un pezzo. Fonde Bassline e melodie libere dalle catene della forma canzone, e talvolta la voce di Thom rifiuta il ruolo di protagonista e si trasforma in mero abbellimento stilistico (There Is No Ice For My Drink).

E lo fa con garbo. Si mette lì, in mezzo a un labirinto infinito di byte. A un prezzo che non si può certo definire un furto. E aspetta pazientemente che i veri appassionati – quelli che quando sono venuti al corrente della notizia almeno un brivido l’hanno provato – se ne impossessino. Una scatola invisibile, ma preziosa. Da custodire con cura.

Tomorrow's Modern Boxes

Canzoni
A Brain in a Bottle Durata: 04:4 Riproduci Acquista dall'album: Tomorrow's Modern Boxes
Guess Again! Durata: 04:23 Riproduci Acquista dall'album: Tomorrow's Modern Boxes
Interference Durata: 02:48 Riproduci Acquista dall'album: Tomorrow's Modern Boxes
The Mother Lode Durata: 06:06 Riproduci Acquista dall'album: Tomorrow's Modern Boxes
Truth Ray Durata: 05:13 Riproduci Acquista dall'album: Tomorrow's Modern Boxes
There Is No Ice (For My Drink) Durata: 07: Riproduci Acquista dall'album: Tomorrow's Modern Boxes
Pink Section Durata: 02:34 Riproduci Acquista dall'album: Tomorrow's Modern Boxes
Nose Grows Some Durata: 05:22 Riproduci Acquista dall'album: Tomorrow's Modern Boxes

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