Vasco Rossi – Vivere o niente

- voto:

Vasco Rossi

Vivere o niente

EMI

La carriera di Vasco Rossi mi ricorda il campionato di una squadra di calcio che sta per vincere il titolo dopo una grande stagione, in cui ha conquistato il primato con merito, domenica dopo domenica. Più ascolto Vivere o niente e più me ne convinco. All’inizio del torneo, quando ancora i meccanismi devono essere rodati, è la voglia di vincere a dare lo slancio. Il periodo degli esordi, in cui Vasco pubblica i primi album. Uno sconosciuto che comincia a raccogliere consenso tra il pubblico, proprio come una squadra che centra i primi risultati importanti. Vittoria dopo vittoria aumenta l’entusiasmo e, forte di questo, l’undici titolare comincia anche a macinare bel gioco. È per il Blasco la fase che va da Colpa d’Alfredo a Cosa succede in città. Spettacolo e concretezza, come solo le grandi squadre sanno fare. Destino di tutte le big, il rocker si attira l’antipatia degli avversari, della stampa – “l’ambiente” si dice in gergo calcistico – scatenando però grande entusiasmo tra i tifosi. Poi arriva la fase in cui è la consapevolezza della propria forza a risultare determinante. Con la svolta rock, Vasco continua a raccogliere successi, un filotto (da C’è chi dice no a Nessun pericolo…per te) tipico dello squadrone convinto dei propri mezzi, che va a prendersi il risultato sempre e comunque. Negli ultimi dieci anni il Rossi più famoso d’Italia ha gestito il primato. Il vantaggio sulle inseguitrici è rimasto rassicurante nonostante qualche comprensibile passaggio a vuoto – è difficile mantenere alto il rendimento per tutta la stagione, lunga e ricca d’impegni com’è. E tra i risultati di questa fase c’è anche Vivere o niente. La qualità è sempre altissima, la squadra, schierata secondo il fidato “modulo rock” – provato e riprovato durante il ritiro di Los Angeles – è solida in tutti i reparti e difficilmente si lascia sorprendere. Ma della spregiudicatezza d’inizio campionato non c’è più traccia. Ancora una volta il Komandante si è poco curato di scrivere le musiche, ed è un peccato perché, senza nulla togliere ai suoi fidati amici/collaboratori, i migliori momenti artistici – veri sprazzi di calcio spettacolo – sono quelli usciti dalla sua chitarra (Prendi la strada e, soprattutto, L’aquilone, il pezzo più interessante dell’intero disco). Guardare tutti dall’alto può procurare vertigini. Non è facile gestire il primato, la pressione è tanta e solo le grandi squadre sono capaci di restare compatte. Anche se in modo diverso dal passato, meno spettacolare, Vasco continua a vincere e chi vince ha sempre ragione. Forse il pubblico dal palato fine, sugli spalti, si diverte un po’ meno che a inizio stagione. Poco male, per il titolo contano solo i tre punti.