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Zucchero – Chocabeck

Zucchero

Chocabeck

Universal Music

“Questo album parla delle mie radici. Frammenti di vita ed emozioni di una tipica domenica nel villaggio dove sono cresciuto”. Così parlò (scrisse) Zucchero. Poche righe, in fondo all’ultima pagina del booklet, per spiegare dove nasce Chocabeck: Sugar ha spalancato le porte della memoria, dove sono custodite le istantanee della sua infanzia. Un mosaico d’immagini in bianco e nero che si colorano di gioia e nostalgia. C’è la luce del sole che “filtra di qua dal monte e dà vita al cielo”, la voce del padre che nasconde la povertà al figlio (il piccolo Adelmo pensava che “chokabeck”, che in dialetto reggiano sta per “becco vuoto”, fosse un cibo prelibato), c’è un “bel fico, evanescente e ormai sfinito” sotto cui sdraiarsi a contemplare l’infinito. Per sostenere questo mosaico, Zucchero accantona la sensualità del rythm’n’blues per affidarsi a solenni ballate. Una grossa mano gliela danno due maestri come Don Was e Brendan O’Brien, che sostengono il mosaico con una produzione maestosa eppure mai invadente. A qualcuno Chocabeck potrebbe sembrare noioso. Ci vuole pazienza: a poco a poco le canzoni di questo album entrano dentro. E lasciano un segno.

Gianni Olfeni

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